“La sapete l’ultima…?
Aiuto, una barzelletta!

gente-di-affari-che-ride-nel-corso-di-una-riunione-73233801“La sapete quella bellissima…? Cosa fa un chicco di caffè quando torna a casa? Si…lavazza”. Occhio. Oggi nella vita bisogna guardarsi da molti pericoli: per esempio le barzellette brutte. Le “giazzate”, tanto per intenderci, pronunciate dai barzellettieri. Il mondo è pieno di cabarettisti, nascosti, insospettabili, quelli che vogliono far ridere per forza. La barzelletta rappresenta un’arma a doppio taglio di tremenda efficacia. O è bella, ma i casi sono abbastanza rari, o è una cagata pazzesca, a cui di solito seguono altre barzellette orrende per far sprofondare tutti in un baratro senza fine. “Secondo me questa è bellissima!”, esordiscono. E l’aspettativa quindi è altissima. Ma perchè? Perchè si dicono già da soli che è bellissima? Di solito sono quelli che si mettono a singhiozzare dal ridere mentre iniziano a raccontarla. In pratica hanno deciso che è bellissima e ridono già. E gli altri? E noi, che siamo lì e ci accorgiano pian piano che è una boiata? Quando finiscono esplodono in una risata fragorosa. E tutti sorridono benevolmente, per rispetto, anche se la barzala non faceva ridere neanche uno struzzo. Poi pazienza quelle brevi: Tipo: “Cosa fa una mucca senza labbra? Uuuuu….”. “Ah bellina”, si dice per chiudere in fretta la pratica. Ma quelle lunghe? Attezione a quelle lunghe. Chi le racconta avvisa prima: “Questa è un po’ lunga ma è bellissima”, dandoti il responso prima. “…solo che bisognerebbe dirla in dialetto…”. “Allora dilla in dialetto”. E lì giù con delle robe pronunciate a cavolo di cane e altri che interrompono per correggere: guarda che si dice così o colà. Accade spesso, tragicamente, che chi sta raccontando la barzelletta (che è giù brutta durante) si blocca. Attimo di suspance. Guarda nel vuoto. Ti aspetti chissà che colpo colpo di scena e poi…: “Non me la ricordo più!”. Il suddetto viene mandato allora a quel paese e c’è chi fa la solita battuta sull’Alzhaimer eccetera. La moglie gli suggerisce poi pubblicamente il finale, rovinando quel poco che resta di una barzelletta brutta. Piombano, in quei casi, tristezze epocali. Quelli che raccontano le barzellette o fanno le battute sono una categoria ben precisa. Lo capisci già per strada, quando li incontri. La prima cosa che dicono, ancor prima di salutarti, è: “Ti dico l’ultima…c’è un bolognese, un ferrarese…”. E tu? Inerme. Cosa puoi fare? Andare via? No. Devi star lì e beccartela. E la sua risata finale sarà talmente convinta che riderai anche tu dicendo: “Questa è bellissima…ahahah”. Ma ridi finto e se ne accorgerebbe anche un mongolo, mongolo, degli Urali. Quando alle cene c’è uno, e succede spesso, che dice: “Vi racconto questa…”, o “La sapete quella di quello che…” un brivido scorre lungo le schiene. Perchè le barzellette purtroppo sono come Facebook, nel senso che si capisce subito com’è una persona. “Devo studiare diritto…“E non distorto?”. “L’insalata è condita? No è con mani”. “Al formaggio preferisco il forgiugno”. Diagnosi fatta.L’altra sera sono venuti degli amici a cena. Uno ha detto: “Adesso chiediamo a Carlo (uno nuovo) di raccontarci una bella barzelletta. Fa morire vi assicuro”. Carlo ha fatto finta di dire di no due o tre volte poi…: “Un vagabondo sta camminando su una stradina vicino a un campo di granturco. Si infila nel campo, ruba delle pannocchie mature e sta per addentarne una quando vede uno stormo di tordi intenti a cercare cibo, allora si nasconde dietro ad un cespuglio, sgrana la pannocchia e getta i chicchi poco distante. Dopo un po’ alcuni tordi si avvicinano al cespuglio e lui riesce ad acchiapparne un paio. Poi va a casa e quella sera si prepara un bel piatto di tordi allo spiedo! Morale: “Meglio tordi che mais!”. Risata scrosciante, specie dei suoi amici, cercando con sguardi febbrili, il consenso degli altri. Abbiamo subito riso anche noi. “Bellissima! Bellissima sul serio! Che forte il vostro amico! Soccia che soggetto, veramente!”. Chi glielo dice adesso di non portarlo più?

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