La signora fa: “Ci penso” e poi ordina su Zalando

Funziona cosi`. La signora entra nel negozio di abbigliamento. Viene servita e riverita come la Regina Elisabetta (essendo rarissimo, con gli ultimi chiari di luna, trovare un cliente per i negozi di abbigliamento). Il commesso, o il proprietario, le fa provare tutto il provabile che esiste in negozio. La signora si esprime con dei “bellino questo!”, “bellino quello!” che illudono il negoziante, come un cefalo quando vede l’esca. L’illuso subito rincara la dose sottolineando come la signora stia divinamente con quella cosa. E di solito aggiunge che quel colore e` il colore che va quest’anno. Tra parentesi si nota facilmente, se si fa una statistica, che i colori che vanno quest’anno sono almeno venti, ma in quel preciso momento, il colore che va e` quello del capo d’abbigliamento che sta provando la signora. Mo vè. Poi, come da copione, la donna, quando sembra aver individuato il vestito giusto, dice una cosa che e` poi la cosa che le donne dicono in generale nella vita quando non vogliono fare una cosa e cioe`: “Ci penso”. Il “ci penso” e` la frase piu` pronunciata nei negozi, soprattutto adesso che quasi Natale e la gente sta cominciando a formicolare per regali. L’alternativa possibile al “ci penso” è “grazie per ora” o “grazie, magari me lo faccio regalare per Natale”. Alla parola “ci penso” il negoziante, ormai esperto, dentro di se dice una frase altrettanto tipica che e` conseguenza diretta al “ci penso”. E cioe`: “Aiò bèla cape`”. Ha gia` capito in pratica che non vendera` mai quel capo a quella signora. Nessuna donna, nel corso dei secoli, e` mai tornata in un negozio, dopo esserne uscita con un “ci penso”, dicendo: “Sa che ci ho pensato? Lo prendo”. Nel caso (rarissimo) comunque in cui la signora torni, l’oggetto del suo desiderio, al novanta per cento, non c’è più. Venduto. La scena successiva e` quella del commesso o del proprietario del negozio che ripiega tutta la roba provata dalla signora, impiegandoci dall’ora all’ora e mezza, e contemporaneamente quella della signora a casa che sta ordinando quel capo di abbigliamento, che aveva provato e per il quale aveva detto “ci penso”, su Zalando. E’ una tecnica infallibile. La signora individua la cosa che le piace, la prova per capire la taglia o la misura se si tratta di scarpe, prende nota degli estremi, marca, numeri eccetera, poi, a casa sua, tramite Internet trova il capo e invia l’ordine, per un prezzo di circa un venti per cento in meno. Dopo due o tre giorni il vestito, o la scarpa o qualsiasi cosa del genere, gli arriva dalla Germania dove e` appunto la sede della Spectre nemica di tutti i negozi di abbigliamento del mondo, il killer dei James Bond dello shopping, la malefica organizzazione internazionale pronta a distruggere il pianeta dei venditori, e cioe` Zalando. Zalando è in Germania ma come una piovra ha i tentacoli sul pianeta terra. Zalando ti manda l’oggetto, se ti piace bene, se non ti piace ti offre il reso gratuito, e fra un po’ la casa al mare, una piscina gonfiabile e un trattore. E mentre il negoziante è là che mette a posto la roba sugli scaffali e pensa che la signora di prima gli ha rotto i marroni e basta, dalla Germania partono stock di scarpe, maglie, giacche, cinture, che arrivano a casa ai clienti, si scartano da soli, ti svestono, si provano, e si mettono via negli armadi, per giunta piegati bene. Occhio quindi alle signore che guardano le etichette nei camerini dei negozi, o osservano la taglia o la marca (appuntandosela velocemente sulle note del cellulare). Hanno un piano. Sono in pratica delle agenti segrete della Spectre. E intanto, sul far della sera, i poveri negozianti chiudono la serranda e si avviano verso casa. Riflettendo. Zalando. E smadonnando.

 

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