Commenti recenti

L’ansia di sapere dov’è l’altro
e scattano le chiamate a ripetizione

Siamo tracciati. Ormai non possiamo sfuggire. Prendiamo l’esempio di un appuntamento qualsiasi. “Ci vediamo alle 18 in Piazza Cavour”. Bene. Tu ti prendi da casa sulle 17,30  per arrivare in orario, ma già a quel punto riceverai la prima telefonata da colui o colei che devi incontrare: “Ciao, dove sei?”. Risposta: “Sono in casa sto uscendo adesso, ci vediamo là”. Esci di casa e sali sull’autobus, biglietto, ti siedi. Suona il cellulare: E’ ancora lui (o lei). Cosa vorrà? “Pronto ciao. Dove sei?”. “Sull’autobus”. “Sì, ma dove?”. “Guarda, l’autobus ha appena imboccato via Santo Stefano da via Murri”. “Va bene, ci vediamo fra poco”. Non è finita. Scendi in piazza Minghetti. Suoneria o vibrazione (ma cominciano a vibrare contemporaneamente anche i marroni). “Dove sei?”. “Sono appena sceso in piazza Minghetti”. “Ah va bene, dai. Ci vediamo fra poco allora”. Incredulo vai verso Piazza Cavour, appena entri nella piazza ti guardi intorno. Ma prima che tu possa vedere l’amico o l’amica tac, altra telefonata. “Dove sei?”. “In piazza Cavour”. “Anch’io”. “ Allora io sono lì dalla gelateria…”. Insomma finché i due non si incontreranno staranno al telefono. Ma proprio finché non saranno a due metri. Allora i telefoni torneranno nelle tasche. Ma il problema è un altro. Una volta uno dava un appuntamento e si arrivava più o meno puntuali. I due si vedevano lì e basta. Adesso no. Adesso c’è il tracciamento del percorso. L’ansia di localizzare l’altra persona, per sapere dov’è. “Dove sei?”. Ma cosa te ne frega dove sono? Sto arrivando, stai masato, stai parcheggiato, stai tranquillo. Arrivo. Che bisogno c’è di sapere ogni due minuti il percorso che faccio. Sei uno della Nasa? Sei un intercettatore che ha bisogno di tenere controllato il pianeta? E quando non c’era il cellulare  come facevi? Ti suicidavi, non sapendo che il mio autobus aveva appena imboccato via Santo Stefano? Cadevi in un’ansia da Tso? Adesso no. Adesso si può. C’è gente che ti tampina al telefono, fin da quando sei a casa. Come quelli in coda da qualche parte, tipo alla posta, che prendono il cellulare e senti che chiedono alla moglie: “Cosa si mangia oggi”. Insomma siamo in diretta. Abbiamo bisogno di essere in diretta col mondo. Con le notizie, con tutto. Per sparare poi quei commenti ogni due minuti, su qualunque cosa accada sulla faccia della terra, anche sulle cose non vere. “Dove sei?” “Qui che sparo delle boiate su Facebook. E te?”. “Anch’io”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *