“Nel mio piccolo”. Sicuro?

“Del resto, come dico sempre io, non bisogna mai darsi per vinti…”.  “Come dico sempre io”. Questa è una frase tipo che delimita i contorni di questo mondo in cui viviamo, diciamo pure di questa città, dove si professa grande modestia e umiltà. “Come dico sempre io, l’importante nelle cose è usare umiltà”. La modestia però è un’arma a doppio taglio che essendo appunto tagliente ti taglia a fette. Viene fuori un affettato di sconfinata presunzione che fa paura. La presunzione è in agguato nei discorsi in bottega, per strada, in autobus. Li senti. La gente si autocita come ridere. Non ci si accontenta di prendere frasi celebri da wikipedia e snocciolarle là negli aperitivi, negli scritti, nei post su facebook eccetera. “Come ha detto una volta Socrate…”. “Come dice sempre un mio amico…”. “Come dice mio nonno…”, “Come dice Schopenauer…” e di seguito la stronzata del giorno che subito gli altri ti guardano, siccome è quasi sempre una cosa forzata che non c’entra una mazza con quello che si sta dicendo, con una faccia interrogativa, stringendo gli occhi, come per concentrarsi sulla boiata che hai detto. Poi, una volta capita, se la appuntano sul telefonino per riciclarla, come le bottiglie di vino alle cene del sabato sera. L’autocitazione è il terminale, il punto di non ritorno. “Come dico sempre io: tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”. Ma perché lo dici sempre tu che l’han già detto in milioni persone? E chi sei te? O se lo dice tuo nonno o tuo zio chi sono tuo nonno e tuo zio? Vogliamo saperlo, porco cane! “Come dico sempre io: a buon intenditor poche parole”. Che razza di novità è? Frasi banali, scontate, trite e ritrite buttate là come delle grandi verità. Poi le citazioni devono fare figo. Perché se a dire “non rinunciare a cogliere una rosa per timore che una spina ti punga” è Schopenauer va bene. Ma se l’ha detto il tuo fioraio è diverso. “Come dice il mio fioraio…”, e in questo caso ti spernacchiano subito.

Il gioco è semplice. Vai a cercare Oscar Wilde poi prendi una sua frase tipo: “Quando vuoi davvero l’amore, lo troverai che ti aspetta”, la schiaffi sulla bacheca di facebook e tutti sgranano i loro “mi piace”, così ti senti fighissimo. Ma ci sono altri tipologie perverse di finte modestie. Una di queste è per esempio: “Nel mio piccolo”. “Allora, nel mio piccolo, io ho sempre cercato di fare qualcosa per…”. Ma nel tuo piccolo cosa? Smettila, che per te è grandissimo, altro che piccolo. Perché non dici allora: “Nel mio normale”, almeno. Perché “nel tuo piccolo”?. Qual è il tuo piccolo? Dammi una misura che vediamo se sei veramente povero, tapino e inferiore. Ci sono poi quelli che usano l’autodenigrazione per incensarsi. In questi giorni di amarezza per il Bologna retrocesso si sente spesso qualcuno che dice: “Va là che alla fine Guaraldi ci guadagna, lascialo dire da uno che non capisce niente”. Oppure: “Lu là (riferito a un giocatore), l’è sàmpar stè trèst, lasal dir da on c’an capess un caz ed fòtbal”. Ma allora mettiamoci subito d’accordo, se non capisci niente di calcio, o  della cosa di cui si sta parlando, non era meglio star zitto? Invece sei talmente convinto di aver detto una sacrosanta verità che ironizzi addirittura sulla tua competenza. In modo che gli altri ci caschino e dicano: “Soccia, l’ha rasàn!”. Noi però, ti abbiamo “sgamato”.

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