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Le domande subliminali
per azzeccare un regalo

regali“Senti ma…hai le mani grandi…cosa porti di guanti, una media?”. “Hai il collo grosso però, per curiosità, cosa porti di misura di collo per le camicie”. “Ma tu li hai quei rasoi con la doppia lama, elettrici…?”. “Ho preso delle babbucce comodissime da portare per casa. Tu le usi le babbucce?”. Le risposte sono quasi sempre. “Si, porto una media, ma perché?”. Replica: “No, così, niente, si fa per parlare”. Oppure: “No, le babbucce mi han sempre fatto cagare. Ma perché poi me lo chiedi”. “No, così, dicevo per dire, perché son così comode…”. Sono le domande tendenziose, sotto Natale. Quelle fatte per saggiare il terreno riguardo a un regalo da fare. Domande subliminali, subdole, striscianti. Per cercare di non creare sospetti e intanto entrare in possesso di dati importanti, grazie ai quali realizzare un regalo. Purtroppo si arzigogolano le domande più astruse, di conseguenza sospettissime. Tipo. “Te nel telefonino le usi le cover?”. Risposta: “Le usavo ma lo ho cacciate via tutte, mi hanno rotto le scatole”. E l’altro fra se e se: “Sfiga, niente cover”. Oppure ancora, con una donna: “Sarebbe bello eh tornare all’antico, e cucire dei bei maglioni per i mariti o per i figli con quei bei completi da cucito, vero?”. Risposta. “Eeeh bello, a me è sempre piaciuto, ma non ne ho mai avuto uno!”. Zacchete. E’ fatta. Regalo deciso. Sotto l’albero ci sarà il completo da cucito. E la reazione sarà: “Eeeeh! Che mi serviva proprio!”. Chiaro che chi risponde, sa benissimo cosa vuole insinuare l’altra persona e indirizza la scelta del regalo a seconda del suo gusto e delle sue esigenze. I piccoli drammi del delirio natalizio. Un dramma, ad esempio, è regalare a uno un paio di guanti e scoprire che ne ha quindici paia. O comprare una vestaglia al nonno per scoprire, il giorno dello scambio, che altri cinque gli han preso una vestaglia. “Bemma la cambi! Che problema c’è!”. Pensare al nonno che va a cambiare cinque vestaglie è da fantascienza. C’è, nelle famiglie, un servizio segreto regali che viaggia sotto sotto, in incognito, fatto di mezze frasi, sussurrate per non farsi sentire dagli altri. Vengono messe in piedi delle specie di task-force per indagare e scoprire se un famigliare ha già, per dire, il cofanetto di tutti i pezzi dei Beatles, o l’ultimo libro di Civolani. Il regalo-doppione crea sempre costernazione e imbarazzo. La frase: “Ah bello. Peccato. Ce l’ho già”, gelerebbe un esquimese. Il “puoi cambiarlo eh?” che ne consegue. è una delle frasi statisticamente più pronunciate a Natale. E allora si cerca di prenderla alla larga. “Te che vai sempre a correre, per curiosità, che scarpe usi?”. Domanda subdolissima anche perché, in altri contesti, chi se ne frega che scarpe usa quello quando va a correre. Oppure: “Ti piacciono a te quelle belle borse a tracolla, quelle grandi?”. Di solito lo sguardo interrogativo di risposta dice tutto. “Ma che cavolo mi viene a chiedere questo qui?”. Anche perché si toccano argomenti, in queste domande, che non sono mai stati sfiorati, neanche di striscio, in tutta la vita. E uno salta fuori di colpo a chiederti che numero porti di scarpe da trekking. Mo vè! In realtà è tutto un gioco di intesi e di sottintesi. Poi ci sono quelli che fanno del terrorismo e sviano apposta le ricerche. Tipo il figlio che dice a tutti: “Mio padre ha bisogno di ciabatte se vi interessa. Le ultime le ha rotte e non ne ha più”. Così nel giorno dell’apertura dei ragali, il povero babbo scarta cinque pacchetti in cui dentro ci sono delle ciabatte. Lui ovviamente si mette a ridere. “No, no, ma le tengo. Son belle!”. Comunque se sentite chiedervi in questi giorni: “Te sei uno che ci va alle terme?”. Vuol dire che ti arriva un buono per un soggiorno, da qualche parte, a fare dei bagni caldi. Se uno invece vi chiede: “A te piacerebbe avere una Ferrari?”, non fatevi illusioni. L’ha detto così per dire.

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