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Le grandi code alla posta
e le sveglie all’alba per essere primi

Il grande problema del dopo-locdàun è la posta. Se devi fare un vaglia, riscuotere una pensione, fare una raccomandata, ti accingi in pratica a scalare la parete ovest del Cervino. Che forse è più facile. Il fatto che si può entrare uno o due alla volta implica che la coda si formi fuori, sul marciapiede. File di uomini e donne sotto il sole che appena arrivano chiedono chi è l’ultimo. Ma l’ultimo spesso non si sa chi è, perchè la coda si mescola con quelli che stanno aspettando l’autobus alla fermata lì davanti. Il mescolone delle code provoca una confusione tale che chi sale sull’autobus fa vedere un vaglia all’autista chiedendo se può pagare col bancomat e chi entra alla posta chiede permesso perché scende alla prossima. Un casino. Ci sono poi poste e poste. Alcune lente come film di Bergman e poste più agili che smaltiscono in fretta i clienti anche se qui si dovrebbe aprire il discorso su quelli che, dopo aver finito, attaccano un bottone all’impiegata sulle vacanze dei figli o sul fatto che il virus c’è ancora. Intanto, fuori, la fila sembra un serpentone irregolare in cui ogni utente sembra un cavallo del palio di Siena quando entra nei canapi. Se devi andare in posta oggi è meglio che metti la mattina persa. I tempi sono biblici, anche perchè se si può entrare in due è ovvio che gli impiegati sono due, ma nonostante questo sentirete sempre la classica frase della signora, coi cardi che spuntano dalla borsa, che dice: “Guèrda mo. Son solo in due, con tutta sta fila…è uno schifo, uno schifo, uno schifo (tre volte)”. In strada intanto si imbastiscono rapporti, ci si lamenta di Conte, si racconta di aver visto gente senza la mascherina, si approcciano le signore da parte di uomini che cercano di uscire per una volta dalla figura di “omarello”. Ci si guarda molto. Ognuno, dentro di se, giudica i look degli altri (“mo guèrda, con cal gambòti l’ha al curàg ed mèttar i braghèn…”). Gli sguardi saettano sopra le mascherine. Poi, altra caratteristica, la fila alla posta è come quando devi prendere un aereo che parte presto. Gli sportelli aprono alle 8 e la gente va in fila almeno due ore prima per cui vedi alle 6 del mattino, in mezzo ai camion di Hera che sfilano e puliscono le strade, facce patibolari già lì sul marciapiede. Qualcuno si mette in fila la sera prima, come quando esce un Iphone nuovo. Fare la notte alla posta (ma occhio che se vai alle 6 del mattino rischi di essere già il terzo) è una cosa che fa molto bene. Alla propria introspezione e alla capacità meditativa. Vedi che poi sto ‘locdàun’ a qualcosa è servito?

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