“Il percorso migliore?” Lo sa il satellitare-umano!

rsz_satellitariC’è una categoria ben precisa di persone che sembrano persone normali, con i pregi e i difetti di tutti, ma che in realtà hanno una caratteristica folgorante: sono dei satellitari. Spesso risultano difficilmente riconoscibili, sembrano persone comuni, quelle che si dice “della porta accanto” (anche se non si capisce perché si dica così, perchè nella porta accanto può abitare tranquillamente anche un assassino). Quando tu dici per esempio: “Domattina devo essere in aeroporto presto, alle 7”, loro subito scattano con la domanda che è chiaramente tendenziosa: “Che strada fai?”. Puoi star sicuro che, qualsiasi percorso tu dica, è sbagliato. “Faccio porta Saffi poi la via Emilia, passo davanti al Maggiore, vado dritto poi giro per via Triumvirato, la strada normale”. Loro scuotono subito la testa. “Sì va bene anche quella, ma perché non fai dallo stradone, poi tagli tutto da via Battindarno e sei già lì. Ci voglion dieci minuti”. Non ti azzardare a dire che è più lunga. Può partire una discussione in cui è in gioco la vostra amicizia. C’è gente che si è tolta il saluto per una divergenza sul modo di arrivare in un certo posto. E che in certe occasioni è venuta anche alle mani. “Se devi andare a Idice, prendi la strada da sopra eh mi raccomando, quella dietro al Bellaria, è molto meglio. Ci vogliono otto-dieci minuti al massimo. Se fai San Lazzaro coi semafori ce ne metti quaranta”. “Ma io devo passare da San Lazzaro – dici – perché devo ritirare una cosa in un negozio”. Non sarà sufficiente. “Allora prendi da sotto, fai San Vitale e tagli da Villanova…è molto meglio. Sei già a San Lazzaro e non te ne sei accorto”. Alle volte ti irriti: “Scusa posso fare la strada che pare a me?”. Risposta: “Ah sì sì, certo. E’ sbagliata ma fai pure. Uno che conosco a far quella ci ha messo un’ora e dieci a andare a San Lazzaro”. Si sparano tempi inverosimili, tempi che se ci pensi un attimo sono impossibili, ma fa parte dell’azione terroristica di questa categoria di satellitari-umani che vivono per contraddizione. Per un andare in un posto per loro ci vogliono sempre dieci minuti, anche se il posto è Milano. Se devi andare, per esempio, da Porta Santo Stefano a Porta Mazzini il percorso ti sembra obbligato. No. L’”esperto di sti due” avrà un’altra soluzione. “Se fai i viali sei stupido, a quell’ora devi prenderla da sotto”. Quelli che la devi prendere da sopra o da sotto, qualsiasi strada, qualsiasi direzione. Se non lo fai sei un cretino. Questi sono quelli dalle certezze matematiche, quelli che ti danno un ordine. “No, te fai via Pelagio…”. Usano il “te fai”, come un imperativo. A questa categoria appartengono anche le mogli che hanno un modo diverso di obbligarti a fare una certa strada. Devi andare, fatti conto, a Funo. Tu imbocchi la tua strada, la moglie sta zitta poi a un certo punto fa: “Io farei Stalingrado…non Corticella, comunque te fai quello che ti pare”. Il marito al volante è travolto dal senso di colpa. E naturalmente per far sì che la situazioni si sgeli (subito dopo in macchina è sceso un silenzio tombale), vira per Stalingrado e la moglie commenta: “Per me è meglio…”. Solo così. Ma se facevi Corticella, fino a sera inoltrata, saresti stato immerso nella famosa “zagnata a goccia”, che è quel modo di ripetere una frase una quarantina di volte ogni dieci minuti. La frase di solito è: “Anche te però, a intestardirti di fare Corticella…”. La frase può finire anche avanti nella serata. Mentre state guardando la televisione lei salterà fuori di punto in bianco con: “Anche te però stamattina…a voler fare Corticella”. Perché magari hai avuto la sfiga (incredibile) che a fare Corticella ti hanno tamponato. Anche se in quel caso avevi ragione tu, avevi comunque torto perché avevi fatto Corticella.

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