L’insostenibile durezza del gelato

Dopo profondi ed eruditi studi nessuno è ancora riuscito a stabilire come il genere umano deve comportarsi con una cosa che a prima vista sembrerebbe semplice: il gelato. Quello comprato e poi portato ad una cena. Intanto in gelateria quando te lo preparano nella vaschetta dicono: “Subito in freezer eh?”, con tono minacciosissimo. E aggiungono: “Poi lo tiri fuori dieci minuti prima!”. Ma ci sono delle case dove la gente tiene anche d’inverno una temperatura simile a quella di Mombasa e altre dove si gela perché dicono che tenendo basso ci si ammala di meno, quindi addio temperatura ambiente. Il triste destino del gelato è che quando lo si porge alla padrona di casa con ancora addosso il cappotto, è accolto con grandi entusiasmi. “L’ho preso in un posto dove è buonissimo. Mettetelo subito in freezer, poi ricordiamoci di tirarlo fuori 10 minuti prima”. Poi succede che un gelato su cento viene realmente tirato fuori dieci minuti prima. Viene invece dimenticato miseramente nel freezer finchè uno dice: “Eeeeeh! Il gelato! E’ verooo!”, allora si precipita a tirarlo fuori perchè sarebbe già il momento di mangiarlo. Ma dal freezer esce un monolite di ghiaccio contro il quale riaffonderebbe il Titanic. A quel punto di solito si dice: “Dai fumiamoci una sigaretta intanto”. E lì, siccome la situazione dell’“iceberg” è praticamente disperata si diventa tabagisti. Nel senso che si fuma minimo un pacchetto. I casi sono due: o si mangia un gelato completamente squagliato, praticamente un liquido, che i commensali bevono direttamente dalle ciotole facendo anche: “Beh, è buono lo stesso va”. O il gelato è ancora talmente duro che occorrerebbe un piccone per scalfirlo e si compiono movimenti bruschi, secchi e violenti, con smorfie nella faccia tese nello sforzo disumano. Spesso, in questo secondo caso, la porzione di gelato, colpita non perfettamente dalla forchetta o dal cucchiaino, parte schizzando in un angolo della sala e chissà perché tutti ridono (meno la padrona di casa che aveva dato la cera). Insomma è difficilissimo. Nessun gelato da anni è stato mai mangiato in casa nella sua consistenza naturale. Conosco gente che ha provato a metterlo in freezer, poi in frigo, poi di nuovo in freezer, poi altri cinque minuti in frigo per provare. Risultato: disastro. Esiste poi anche un problema semifreddo. Soprattutto nei ristoranti. Anche il semifreddo non è mai a temperatura (anche perché non si sa mai chi lo può ordinare) e quando le mattonelle, con sopra tutti i ghirigori di abbellimento per farlo sembrare più buono, arrivano sui tavoli il ristorante poco dopo risuona di clangori sinistri. Deng! Deng! Deng! (“soccia, è un po’ duro!”). Sono i rumori dei cucchiai che dopo aver fatto breccia sulla mattonella finalmente affonda e sbatte violentemente tre, quattro, dieci, venti volte sul piatto facendo saltare i nervi ai commensali degli altri tavoli. Deng! Deng! Il commento spesso è: “Lavoriii in cooorso! Dumaron!”. E gli operai del semifreddo si sentiranno un po’ in colpa. Anche se non possono fare altrimenti. C’è il lavoro da finire. E il capomastro poi si arrabbia.

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