L’insostituibile utilità dei cellulari e dei loro medici…cinesi!!!

rsz_cellulariInutile girarci attorno. Il problema numero uno quotidiano è il cellulare. Non c’è oggetto che viva in relazione con noi più di quello. Quindi lo si usa più che si può, ma soprattutto va aggiustato quando si rompe. E qui entriamo nel mondo dei cinesi. I cinesi sono quelli che ti mettono a posto il telefono, facendoti spendere meno di qualsiasi tecnico di Apple, o negozio specializzato in città. Prima si andava a “Chinatown” (cioè via Ferrarese o giù di lì), adesso la Chinatown dei telefoni si è estesa a macchia d’olio anche a Bolognatown. Ma i dialoghi, in quei negozi, sono dei capolavori. Intanto il cinesino o la cinesina, capiscono il 20 per cento di quello che tu dici. Ma annuiscono sempre e tu credi che abbiano capito. Scena a cui abbiamo assistito pochi giorni fa in uno di quei negozi. Entra un signore. “Buongiolno”, dice la ragazza con gli occhi a mandorla. Lui spiega il suo problema, dicendo che il telefono non va più e va resettato. Risposta della cinese: “Va bene, noi aggiustale”. Lui si infila in un discorso, sulle prime semplice, ma poi sempre più complicato, gesticolando molto, come gli italiani all’estero, per farsi capire. “Ma se voi aggiustate il telefono, i dati rimangono? O perdo tutto?”. La cinese risponde uguale a prima: “Sì, va bene, noi aggiustale”. “Sì, ho capito che aggiustale, ma io volevo chiedere…siccome quelli della 3 mi hanno detto che si può fare ma c’è il rischio che i dati all’interno si perdono… allora vi chiedo: se faccio questa operazione qui da voi, mi assicurate che i dati possano essere salvati…?”. La cinese annuisce. E non risponde. C’è una pausa di sospensione. Tutto il negozio è col fiato sospeso (nel frattempo sono entrate altre cinque persone che sono in attesa). Poi la ragazza cinese, con un sorriso da Pokemon, risponde: “Sì. Va bene. Noi aggiustale”. Il signore si guarda intorno, cercando collaborazione e solidarietà con le persone vicine. Tutti abbassano gli occhi. Sanno che si è ficcato in un tunnel senza fine. E che più si incapponisce più è peggio. Quindi lo lasciano solo. Solo contro tutti. Lui riparte: “Loro della 3, quando gli ho parlato…parlato loro, capisce? Non mi hanno garantito…capisce garantito?”. La cinese annuisce, cioè non va fuori copione neanche morta. “Non mi hanno garantito che i dati vengono salvati…capisce? Voi potete garantire che i dati vengono recuperati…capisce recuperati?”. La cinese è implacabaile. “Sì, capito. Noi aggiustale…viene lagazzo, dopo”. Sono già passati all’incirca 15 minuti, ma la situazione non si sblocca. Qualcuno dal gruppo di chi aspetta dice: “Glielo lasci va là, loro sanno come fare…”. Il signore risponde: “Sì, ma io voglio che mi garantiscano che i dati del telefono non vengano persi…”. Quello che ha dato il suggerimento ribatte: “Alaura a stan què fèn a mezanòt”. Il signore realizza mentalmente che forse è vero, allora ingaggia un tentativo complicatissimo di lasciare il numero di sua moglie per comunicare la notizia quando si saprà qualcosa. “Lei chiama questo numero…capisce? Così, se non si riesce a recuperare dati io vado alla 3…”. La cinese risponde con rinnovata cortesia: “Sì, noi aggiustale, poi chiamale…”. Il signore si gira ancora e allarga le braccia. Tutti quelli attorno allargano le braccia anche loro, come una formazione di frecce acrobatiche durante una esercitazione dell’aeronautica. Il signore va via e, non incontrando sorrisi ma solo facce impassibili, sussurra delle scuse. Siamo allo scoccare della mezzora. Tocca a un altro che mostra alla cinese un cellulare col vetro sbriciolato. “Sì, noi aggiustale…”. A quel punto, quando tocca a me, faccio un tentativo e mostro un accendino che fa clic a vuoto e non va più. “Sì, noi aggiustale…”. A quel punto capisco molte cose, in particolare. E della vita in generale.    

 

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