Braccini corti, zero baiùc…e al Bulagna l’è trèst


Gino e Amilcare sono due pensionati che stazionano in piazza Maggiore all’ultimo sole di ottobre. E parlano. I ciacàran, si dice in dialetto. O meglio ancora: “i bacàien”.
-Alaura et vest che la facciata di San Petronio ormai l’è finè?”.
“ Sé sé ai’ho vest. Mo ce n’è lì dei lavori da fare…ai vol di baiùc”
-Beh visto cl’è la cisa del comune che li tiri mo fuori Merola-
“Seh Merola…In Comune ho sentito dire che non hanno più neanche i soldi per le biro, figuriamoci per San Petronio. Aiè dla rèna in Comune, c’è della rana caro mio”.
-Ben mo ci son poi sempre i soldi della Faac…-
“Lassa ban perdar la Faac, che quello è un bel paciugo…fatto sta che a Bulagna quando si tratta di tirar fuori i soldini i braccini si accorciano”.
-Come quelli di Guaraldi per esempio, al presidant dal nostar pover Bulagna-
“Ah quei braccini lì son cortissimi. Puvràtt. Non ha neanche più le maniche, figuriamoci le braccia. Ha delle giacche che sembran dei gilè”.
-Mo dai. Second te andan zò o no. In B a voi dir?-
“Magari. Axè si azzera al pallottoliere. Sennò devono pagare degli ingaggi a zantzinquanta zugadùr. E po’ trèst.
Se vanno in B almeno quelli li segano. Cum l’ha fat al Palermo”.
-Soccia l’è un idea però-
“Eeeh, mo ai han bela pinsè vè! Ci han già pensato, te lo dico io”
-Comunque la squadra è molto più trista dl’an passè-
“Al so anca me. Lo so anch’io. Si parla tanto di degrado a Bologna. Sai qual è il degrado? Bianchi al post ed Gilardino. E Dalla Rocca al post ed Taider. Qual l’è l’è al degrado, etar chè”.
– Ou Gino. Lo dico piano: ai vrev Tacopina…-
“Seh dillo piano veh che sennò ti corrono dietro. Dillo piano. Taci. Come qual c’as ciamèva Taci, l’albanese là, cl’è po’ andè dàntar”.
-Bella zant in tal Bulagna però eh? Senti, volevo dire un’altra cosa. Mo hai letto che quelli che scrivono gli esseemmeesse in macchina son più pericolosi di quelli che sono ubriachi?-
“Ah par forza. Se scrivi e guardi nello schermino non ci vedi micca. Al don, le donne, invatta ai Suv poi non scherzano. Perché scrivono i esseemmeesse, mo anch se non li scrivono i guìdan chi machinòn com i fòssen imbarieghi. I van in zà e in là cl’è una blazza”.
-E non azzardarti a dirgli qualcosa eh-
“Ah se gli dici qualcosa it mandan a fer quel èter o dal pugnat. A scelta”
-Mo anche gli uomini va là. Ien sàmpar lè chi guèrdan in cal bagaj. Camminano senza guardèr. Se si inzucassero tutti in un palo. Che gost!”-
“Mo te ce li hai 900 minuti flat e nessun scatto alla risposta?”
– Scaulta…mè aiò ancaura al telefono a muro va bàn?-
“Senti ma come si fa secondo te a tenere più pulita sta zitè?”
-Io c’ho uno slogan che credo al vaga bàn: meno birre e più badili. Vedrai che così si mettono dritti quelli che vanno in giro a impestare tutto e a scrivere sui muri-
“Ma è arte. I dìsen che è arte…”
-Di mo che l’arte i la vagan a fer a cà lour, a casa loro. Che noi qua di arte se vogliamo ne abbiamo fin che ci pare-.
“Si, ma non è valorizzata. I arìven i turesta e ai tratàn da can, li trattiamo come dei cani”.
-A vol i baiùcc, ripetoooo, i baiocchi!-
“Sì ma anche un po’ d’educaziàn. E meno vene gonfie. I èn tot incazzè. Non vedi che son talmente incazzati che sembrano tutti sull’orlo di uno scarabaccino?”.
-Si mo è sempre il problema dei baiocchi. Va là che se ci fossero i baiocchi starebbero tutti molto più masati-
-Può essere-
“Sarà…”
-At salùt-
“Anca me”.

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