Lo smaltimento tortellini
uno sport molto diffuso

9maggioSono giornate in cui accadono fenomeni stranissimi. C’è gente che è andata via, ma anche gente che è rimasta in città. Ogni persona che incontrate vi dirà che ha mangiato troppo, da scoppiare, che non ce la fa più e che, passate le feste, si lancerà in una dieta epocale (di solito è sempre da un lunedì). Si vedono anime disperate su per i colli, ai giardini, ma anche per le strade, correre, chi affannosamente, chi meno, tutti vestiti con tutine da Supereroe, o da campione di surf delle Haway, coloratissimi, con cuffie caleidoscopiche, sciarpe fluerescenti, scarpe supertecniche (qualcuno dice che si guadagna un metro ogni tre chilometri in base a un calcolo che ha letto su un sito americano legato a Naike, ma non si sa se è vero). Ognuno che incontri, ma ognuno veramente, e che conosci, ti dirà inesorabilmente una frase codificata ormai negli annali e cioè: “Corro perché devo smaltire i tortellini”. Un momento. Ma quanti ne hai mangiati? E poi perché li devi smaltire, che li mangi regolarmente tutto l’anno, spesso col ripassino per finirli? Cos’hanno quelli mangiati a Natale che bisogna smaltirli massacrandosi su e giù per i colli e rischiando colpi apoplettici? “Sai com’è, devo smaltire i tortellini”. E se li mangi il 2 ottobre perché poi non vai a correre? Perché solo a Santo Stefano o durante le feste? Poveri tortellini. A parte che è difficile che uno, in qualsiasi pur felice pranzo o cena del periodo natalizio, ne mangi tre piatti, i tortellini sono digeribili, tranquilli e normali, tutto l’anno. Anche quando li si mangia alla panna, facendo finta di niente, di nascosto, perché girano ronde di persone che controllano che tutti li mangino in brodo ripetendo che a Bologna alla panna non esistono. Sono ronde armate, guai se uno sgarra. Poi anche loro, di nascosto, li mangiano conditi così perché sono buonissimi e a culo quelli che dicono: “guai, solo in brodo, è un delitto farli alla panna!”. Dicevamo che se uno li mangia a Natale, dopo deve correre a smaltirli. Non il cotechino, noooo! Non lo zampone, maccheeeè, quella è roba leggera. “Devo smaltire i tortellini, guarda qua” e poi fanno il segno di accarezzarsi la pancia per far vedere che è gonfia. Ma non è vero. E’ sempre la stessa. Si vede che i tortellini sentono il Natale e diventano dei masagni tremendi e, solo in quel periodo, come i pinguini, mutano e diventano delle bombe lanciati verso stomaci e fegati. Infatti, quelli che non vedete correre arrancando in salita o in discesa, con quelle tute luminescenti (che sono perlatro bellissime), e che quindi non sono andati a smaltire i tortellini, sono ridotti a rottami, accasciati sulle poltrone, con le pance enormi, le facce gonfie, in preda a biocche epocali da cui rinvengono, forse, verso l’epifania. C’è anche tutto un dialogo che accompagna questo fenomeno. Per strada, anche fra gente in borghese (quindi non in tuta). “Allora come va? Hai smaltito i tortellini?”. “Sta buono, ci ho provato, ieri ho fatto 6545 passi ma sono ancora in coma”. Sì, perché adesso si contano i passi e i chilometri, in virtù di Iwatch o strumenti atti a tranquillizzare gli autori della performance (“Ho fatto 5300 passi, dovrei averli smaltiti”). “Oggi ho fatto 6 chilometri, è il mio record!”. E poi ruttano. In realtà, da uno studio di qualche università dell’alimentazione, tipo la “Cazmel magna pùr” del Trebbo, pare che il problema delle feste non siano i tortellini, ma le decine di ceste che arrivano a casa da ditte, notai, agenzie eccetera. Dentro c’è un quantitativo di colesterolo che estinguerebbe una civiltà. Cioccolate e cioccolatini a iosa, e naturalmente, questo per rincuorare tutti, anche allo zenzero. Dopo le feste la gente avrà anche smaltito i tortellini, ma molti si sono trasformati in un unico brufolo ambulante e parlante. Attenzione però: la tentazione di schiacciarlo da parte delle persone è storicamente irresistibile. Quindi girare quatti e lungo i muri. Mentre i tortellini, vedendo la scena, forse se la ridono di gusto, anche da smaltiti.

 

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