“Ma allora quando partite? E poi quando tornate?”

rsz_airportInsomma, alla gente interessa moltissimo sapere quando gli altri partono. E quando tornano. Chissà perché? In questi giorni è l’interesse primario di tutti. Te lo chiedono continuamente. Siccome non arriviamo a pensare che vogliano controllare quando parti e quando torni, per venirti a svaligiare la casa, allora vuol dire che la notizia delle tue date di partenza e di ritorno rivestono, proprio in se e per se, un interesse epocale, fondamentale, quasi vitale. “Voi quando partite?”. Risposta. E subito dopo: “E tornate?”. Risposta. Ma lo vedi che, mentre rispondi, alle due domande non ti stanno ascoltando. Cioè te l’hanno chiesto, poi si sono messi pensare a un’altra cosa. E’ l’unica ragone quetsa che può giustificare il fatto che quelle stesse due domande te le possono fare anche il giorno dopo, o il giorno dopo ancora. In certi casi anche nella stessa sera. “Voi quando partite?”. “Te l’ho detto, prima, il 15”. “Ah scusa, è vero”. Il giorno dopo stessa cosa, stessa domanda. E allora perché? Perché questa notizia è così importante? Perché devono regolarsi per invitarti a cena? Perché hanno in mente qualcosa che non ti dicono? Perché ti vogliono chiedere se possono lasciarti le chiavi per andare ad annaffiare i fiori sul loro terrazzo? Perché è un modo per dire qualcosa, tipo le considerazioni sul tempo? Perché la notizia delle date che gli fornisci determina la loro vita di qui a un mese? Attenzione perché la situazione è ancora più grave. In mezzo alle due domande spesso ce n’è una terza. “E dove andate?”. Esiste quindi la morbosa curiosità di sapere che vai a Viserba invece che a Torre Pedrera? Se glielo dici, li tranquillizza? Probabilmente sì. Ma vogliamo rincarare la dose sulla gravità dell’argomento. L’abbiamo sentita giù più volte. “Quando partite?”. Tu rispondi, tipo, il 14 mattina. E loro: “A che ora?”. Ma come a che ora? Giuro, ti chiedono anche a che ora. Perché vogliono sapere a che ora parti? A questo punto molliamo pure gli ormeggi, apriamo i rubinetti e andiamo a ruota libera. “Quando arrivate?”. “A che ora arrivate?”. A che ora andate in spiaggia la prima volta?”. “A che ora vi lavate i denti?“. “E a che ora fate la cacca?”. “A che ora troverete da dire su che escursione fare quando piove?”. “A che ora avete l’aereo del ritorno? “A che ora pensate di presentarvi al check-in?”. “A che ora si scaccolano i bambini?”. “E tornate quando di preciso?”, “A che ora?”. “Quando arrivate all’aeroporto a Borgo Panigale prendete un taxi o avete lasciato la macchina in un parcheggio?”. “Quando tornate a casa disfate subito i bagagli o aspettate e fate una doccia”. Insomma vogliono sapere tutto. Sono tutte notizie, evidentemente, di un interesse enorme. Non c’è persona che incontri in questi giorni in città che non ti chieda: “Vai via?”, e da lì la trafila delle altre domande. Con lo sguardo assente perché mentre te lo chiedono, per un oscuro motivo, non gliene frega già più una minchia.

Forse un sistema c’è per superare l’ostacolo. Bisognerebbe preparare un questionario a casa, stamparlo e tenerlo in tasca. Quando si incontra una persona, in questi giorni, glielo si consegna. Nel questionario ci sono tutte le possibili domande che ti faranno con tutte le relative risposte, anche le più specifiche. Così quello che lo riceve se lo guarda poi con calma a casa e intanto si possono fare due chiacchiere normali. Oppure, al “Vai via?”, rispondere “No”. E dall’altra parte arriverà di sicuro un inutile: “Allora stai qui?”- Risposta secca. “Sì”. Al “Come mai?”, si può tranquillamente dire: “Ma perché non ti fai li cazzi tua?”. Così alla romana, per alleggerirla. Ma se questo non sarà sufficiente e la persona ti chiederà imperterrita: “E a che ora me li devo fare?”, allora lì è consigliabile chiamare subito un medico.

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