Ma chissà qual è il posto dove vanno a finire le biro?

Hai una biro? Il destino scatta lì. In quella domanda. Tu la cerchi, magari ce l’hai in tasca e dici: “Eccola”, porgendola a chi te l’ha chiesta. La persona in questione, sia che debba fare una firma, compilare un modulo, barrare con la X una casella, o anche semplicemente fare un punto, non te le ridarà più. La appoggerà, o la sposterà, lasciandola su un ripieno, un tavolo, una mensola, un frigo, ma spesso anche mettendosela in tasca con gesto istintivo, badate, non truffaldino. E da quel momento quella biro entrerà nello sconfinato universo delle biro perdute. Lo stesso discorso vale per gli accendini. C’è un buco nero, una sorta di quinta dimensione dove a un certo punto spariscono biro e accendini. Non serve acquistarne una quantità disumana. Per cercare di ovviare a questo inconveniente 5 giorni fa ho comprato 20 biro. Dico venti. E le ho messe su un ripiano dell’ingresso. Ieri ce n’erano 8. Oggi nessuna. venti biro bruciate in 5 giorni. E nessuno ne sa mai niente. “Io? Non tocco una biro da mesi. Mai viste”, questa è la risposta. “Mi fai accendere?” Stesso discorso. Mai dare un accendino in mano a qualcuno.

Viene il sospetto che biro e accendini abbiano una vita propria. Da una recente statistica dell’Università del Wisconsin (le statistiche si possono sparare così e te vai mo a controllare se è vero) risulta che ogni famiglia consuma, nel senso che le perde, di media in un anno 62 biro e 240 accendini. In 10 anni sono 620 biro e 2400 accendini. Moltiplicate per il numero di famiglie mondiale e viene fuori un numero spaventoso di biro e accendini perduti che da qualche parte devono pur essere. Forse esiste un posto, deve esistere. Il posto dove vanno a finire le biro e gli accendini. La frase subito successiva a quando ti accorgi di averli persi è: “Era qui. Dove caz…”. Se ne vanno loro, a un certo punto, mentre non li vedi. Da un divano, da una scrivania, da un tavolino, da una tasca. Il punto più difficile da cui scappare per una biro è dall’orecchio del salumiere. Da lì fanno fatica, ma basta che lui si chini un attimo ad affettare un prosciutto e tac, cadono e sgattaiolano via. Verso il loro posto. A volte, prima di andarsene salutano le loro colleghe biro, quelle legate a una cordicella e quindi destinate a rimanere lì, in attesa di un processo. Sennò via. Chissà se il posto a Bologna per esempio è sotto Piazza Maggiore, o nella pancia della collina di San Luca. Chissà come avviene lo smistamento, chi c’è a farlo. Forse dei capi biro o dei capi accendini. Ultimamente hanno anche problemi di spazio perché anche gli occhiali si sono inseriti e vogliono andare con loro. Milioni di occhiali stanno marciando verso il luogo delle biro e degli accendini per formare un popolo che cresce e si sviluppa sotto Piazza Maggiore o sotto San Luca. E un giorno, quando tornerà alla superficie, sarà un problema. Perché ci vedranno solo loro, accenderanno il fuoco solo loro e prenderanno solo loro nota della nostra condizione. Saremo perduti. E Bologna non sarà più la città delle Due Torri, ma delle Due Biro. Il Nettuno sarà un accendino nudo e in bella posa. Mentre da Zanarini a prendere l’aperitivo ci saranno solo degli occhiali. A proposito. Fermi tutti. Quelli là, tondi con la montatura nera erano i miei.

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