Ma ci siete stati a mangiare dalle due vecchine?

Una delle cose che mi ha sempre colpito sono le trattorie da trovare. “Eeeeeh, dai che bello, andiamo fuori a mangiare! Mi han detto che c’è una trattoria in campagna, o in collina, non so esattamente dove, me lo faccio dire, con due vecchine che fanno le tagliatelle. Mo delle tagliatelle che dicono che così non le hai mai mangiate”. L’avventura di solito comincia così. E si chiama: “La ricerca della trattoria sperduta”. Uno sport per il quale il bolognese è molto portato. Prima di tutto la trattoria deve avere le seguenti caratteristiche. 1) Essere sperduta quindi difficilissima da trovare. 2) Ci deve essere per forza, come richiamo, la tagliatella quella vera che non la fa neanche la mamma, la nonna, la zia e sua sorella. 3) Ci devono essere le due vecchine sennò non vale. 4) Deve essere una dritta di uno che “a lui là gli piace mangiar bene quindi…”. A questo punto scatta l’avventura.
Il gruppo è composto quasi sempre da due macchine che naturalmente prima o poi si perdono perchè “soccia mi son fermato a far benza caz, e te non mi hai aspettato, cretino!”. Quindi si impiega un quarto d’ora a ricongiungere le due macchine, “te dove sei?”, “io dal benzinaio sulla via Emilia”, “ma quale?”, “hai presente la rotonda?”, “te cosa vedi da lì?” e via così fino alla crisi di nervi
in cui uno dei due equipaggi gliela dà su e torna a casa. Se si supera questa fase invece si entra nel meraviglioso mondo dei navigatori, dei tom-tom e dei satellitari che probabilmente le vecchine hanno oscurato con sofisticati scudi spaziali e quindi niente da fare, il posto non si trova. Macchine vagolano nella nebbia e nella campagna. Qualcuno chiede, tirando giù il vetro, all’unico passante: “Sa mica se c’è una trattoria qui intorno?”. La risposta del tipo quasi sempre è, allargando le braccia,: “Acramez zuru ctal farac abebeb” perché il passante è un pakistano, un africano, un arabo, insomma un extracomunitario. Intanto i minuti passano. Qualcuno lancia l’allarme: “Le vecchine al telefono han detto alle 8 sennò dopo vanno a letto”. Sale il panico. E la fame. Uno fa: “Dice che le fanno belle grosse, asciutte, con un ragù da tirar su col pane”. In macchina spuntano bave. La trattoria sperduta di solito è introvabile anche perché di solito non ha insegna e quindi ci si passa davanti cinque o sei volte senza vederla e quando realizzi dov’è sei già a otto chilometri da lì, davanti a un interruzione della strada. Scoppiettano in macchina i “socmel” e i “dumaròn”. Qualcuno telefona a casa a quello che ha dato la dritta che dà la notizia ferale che gela tutti: ma nooooo, non era a Ozzano, era a Gambettola, cos’hai capito? Gli equipaggi cadono in profonda costernazione. Finalmente si arriva. Qualcuno in passato non è comunque mai arrivato o è arrivato a mezzanotte che le vecchine dormivano, o in altri casi erano morte. Di solito va a finire più o meno così:

1) Le vecchine non ci sono più dall’85. C’è il figlio. O il nipote. Che ha rimodernato tutto e la trattoria è una roba da 70 euro a testa con un arredamento che sembra la sala conferenze di un hotel.

2) Le tagliatelle, dopo un primo: “Buonissime!”, “Fantastiche!”, “Clamorose!”, dettati dall’eccitazione, a fine pasto diventano: “Moooooh, anche le tagliatelle, diciamolo pure… insamma…niente di speciale va”.

3) Qualcuno al momento del conto dice all’amico: “Soccia, mi avevi detto 20 euro, 70 li paghi poi te”. Si incrinano così rapporti ventennali.

4) Tornando indietro vien giù un nebbione che in macchina cala un gran silenzio e si viaggia a uno all’ora. Dopo un’ora di silenzio c’è sempre uno che butta là una frase così, che rimane fine a se stessa: “Soccia le vecchine!”. E ripiomba un lungo silenzio. Nessuno commenta. Uno mezz’ora dopo fa: “Che ghenz!”. Di nuovo silenzio. Anche davanti a casa vanno via tutti e non ci si saluta neanche. E dopo qualche anno si dirà poi: “Mario? Boh, è già un pezzo che non lo sento, ci siam persi di vista…non mi ricordo il perché”.

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