E coi tubi di lana in testa conquisteremo il mondo

A volte non si capisce se siano gnomi. O pescatori. Se dentro a quel sacchetto nero ci siano dei capelli o delle cozze. Sarebbe bello e romantico che fosse una di queste cose ma purtroppo la realtà è molto più cruda: si tratta della nuova moda dei copricapi che la gente si mette in testa d’inverno e nello specifico quella che ha sostituito in pratica l’uso della cuffia. Ebbene si. E’ esploso il boom degli scaldamuscoli da mettere in testa. Sì perché non sono altro che degli scaldamuscoli, dei tubi di lana orribilmente adattati ai nostri crani, quasi sempre di colore nero. Qualcuno mi ha detto che sono dei manicotti. Va bene, ma perché dobbiamo metterceli in testa? E soprattutto perché devono avere il buco, cioè perché devono essere aperti da ambo i lati? Per dare areazione a capelli lavati di rado? Forse per permettere che qualcosa si rovesci per strada?
L’impressione quando vedi transitare questi giovani universitari, quasi sempre su bici rubate, quasi sempre di Lecce, quasi sempre con la barbetta da capretta, quasi sempre con aliti di aglio e peperoncini saliti col pacco spedito da mammà, è che improvvisamente si debba rovesciare sull’asfalto una cascata di capelli, o dei sacchetti di cozze, o di pesce fresco, o di cartine per le sigarette o, ma questo è già più raro, di involucri sottovuoto di caponata (tra l’altro buonissima).
Sì perché il tubo di lana viene chiuso e puntato da uno spillone per capelli da samurai cinese, ma il suddetto spillone poi, con la sollecitazione delle buche della strada, spesso salta via e la parte di dietro del sacco si apre liberando il suo contenuto. E’ una nuova frontiera della raccolta differenziata?
E poi non fa corrente? Quel buco dico. Non diventa un tunnel in cui si infilano gli strali di questo inverno freddissimo? Comunque il fenomeno ha dilagato nell’ultimo mese in maniera preoccupante. Nei locali entrano frotte di teste con gli scaldamuscoli, teste che girano, si guardano attorno, teste senza capelli, teste che non riesci ad immaginare. Teste di lana. Ormai i pon pon enormi che hanno caratterizzato le cuffie dell’inizio inverno sono un ricordo sbiadito. Solo qualche signora ormai si avventura con quella enorme palla sulla testa con la quale crede di essere simpatica e di stare bene (“che bella, stai benissimo” le ha detto l’amica perfida e lei ci ha creduto non capendo che era una mossa per toglierla dal mercato). I colbacchi no, quelli resistono, adesso poi che sono caduti due fiocchi di neve, imperversano con la loro severità siberiana, con i loro anelli di pelo che circondano fronti portatrici di abbronzature che stanno sfumando. Dal film “Fronte del pelo” con Marlon Brando.
Il resto è tutto scaldamuscoli. Il movimento “Teste di lana” sta invadendo la città. I tubi si smontano e rimontano come stufe componibili. Ci si può anche giocare in due facendo bu da un capo del tunnel. Il problema forse è igienico. Chissà se è a norma una massa di capelli rasta (pettinatura diffusa nel mondo studentesco di un certo tipo, quello cioè che la considera ancora un’esotica figata) che resta impacchettata nello scaldamuscoli di lana per una giornata intera. Chissà se quando si apre uno dei due ingressi del tubo l’esalazione che proviene dall’interno può provocare la morte istantanea di chi è lì accanto. Chissà se le cozze in generale conservano la loro freschezza anche se non vengono conservate in frigo. Il problema è molteplice e complicato. Di certo è che quella moderna cuffia che si sforma dalla nuca all’inizio della schiena in una figura astratta, plasmabile, sempre diversa, è una nuova frontiera del gusto e della bellezza. L’unica accortezza da osservare è non chiedere ai pensionati di piazza se quel nuovo look è di loro gradimento. Ne ho visto un gruppetto l’altro giorno che guardava passare una testa di lana scaldamuscolata in bici e uno dire agli altri: “Soccia, chissà cus’aiè dàntar a cla scoffia. Par me aiè di bigàtt!”.

One Response to E coi tubi di lana in testa conquisteremo il mondo

  1. letizia Rispondi

    7 dicembre 2012 at 14:02

    Purtroppo l’origine va ricercata nelle foto ,di ormai un paio di anni fa,che “sorprendevano” attrici e attori in giro per New York o Los Angeles coi suddetti copricapi e Ugg come calzari. Purtroppo lo specchio impietoso non sempre però ci dice che non abbiamo la stessa faccia di Kate Moss o la cartola di Matthew Mcconaughey.

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