Ma come abbiamo fatto a essere ancora al mondo?

Ma come abbiamo fatto? Come abbiamo fatto noi che abbiamo vissuto gli anni cinquanta, sessanta, settanta e anche ottanta, a farcela? Come abbiamo fatto a frequentare le cantine dove si cantava e suonava (tipo Osteria delle Dame), senza uscite di sicurezza, immersi in fumanoni biblici, e a non morire soffocati, o a scamparla da qualsiasi calamità? Come abbiamo fatto?  Come abbiamo fatto a portare a scuola la torta della nonna senza che gli altri venissero contaminati dai bacilli che avevamo in casa e morissero fra atroci stenti? Come abbiamo fatto a portare in classe il pelouche dell’orso Yoghi che avevamo in casa e a non finire sul Tg1 perché potevamo causare l’infezione di decine di compagni (molti di loro infatti oggi non ci sono più forse anche per quello)? Come abbiamo fatto a sopravvivere a merendine non confezionate e comprate dal fornaio che le aveva appena sfornate? Come possiamo essere ancora vivi? Come abbiamo fatto a fare a botte con un compagno senza che venissero convocate tutte le mamme, tutti i babbi e tutte le maestre della scuola, del quartiere e anche della città, ognuno accompagnato da un sociologo? Come abbiamo fatto a non finire sul giornale perché avevamo dato un lopez (ginocchiata nel muscolo della coscia in gergo) a un compagno? Come ha fatto lui a non morire per quel colpo? E come hanno fatto i suoi genitori a sopportare un simile abuso da parte di un compagno del figlio? Come abbiamo fatto a prendere una “noce” in testa dalla maestra perché l’avevamo offesa e a non venire ricoverati all’ospedale, essere sottoposti a lastre e a Tac, e soprattutto sopportare il fatto che la maestra non venisse radiata dal mondo? Come abbiamo fatto a mangiare i rusticani dagli alberi senza crollare stecchiti? Mi domando come abbiamo fatto? Come abbiamo fatto a non morire toccando al supermercato la frutta, che avremmo poi mangiato noi stessi, senza guanti? Come abbiamo fatto (e qui veramente è incredibile come abbiamo fatto) a mangiare tagliatelle fatte da una sfoglina in una stanza che non aveva l’altezza e la larghezza decisa dall’ufficio d’igiene senza poi crollare a terra in preda ad atroci spasmi? Come abbiamo potuto sopravvivere mangiando tortellini chiusi da una signora che non aveva gli appositi guanti? Noi siamo ancora qua, ma altri sono morti o ricoverati. Come abbiamo fatto a non essere vegani e a mangiare tutte quelle bistecche? Come abbiamo fatto a suonare col gruppetto in cantina, usando i fustini del Dixan come batteria, senza venire denunciati da tutta la città e subire multe e condanne? Come abbiamo fatto a giocare con la neve nei parchi e a non morire per un ramo d’albero che si staccava e ci cascava in testa? Solo per caso, lo sappiamo. Come abbiamo fatto ad accendere la luce di un bagno con le dita e, sempre con le mani nude, aprire un rubinetto senza scatenare un epidemia che mettesse in ginocchio il paese? Come abbiamo fatto? Come abbiamo fatto a fare casino per strada con altri studenti, a bere un bicchiere di più, a cantare a mezzanotte senza venire arrestati, denunciati e processati per direttissima? Come abbiamo fatto per anni a non denunciare il Comune che non aveva spalato gli spalti dello stadio e noi eravamo scivolati battendo un gomito? Come abbiamo fatto a essere ancora qui dopo quella botta? Come abbiamo fatto a non sapere il meteo di domani? Come abbiamo fatto a vivere senza firmare tutti quei documenti sulla privacy senza subire truffe, manipolazioni, falsificazioni? Come abbiamo fatto a camminare senza guardare nel telefono senza impazzire? Come abbiamo fatto? E come abbiamo fatto a essere anche molto felici?

2 Responses to Ma come abbiamo fatto a essere ancora al mondo?

  1. marie jo Rispondi

    4 aprile 2015 at 16:48

    avevamo meno pippe forse siamo più forte ? o forse ci bastava poco per essere felice perché avevamo meno adesso si ha TROPPO e quel TROPPO non ci basta !!!!! e quindi si è sempre alla ricerca della felicità quando la abbiamo Lì ……

  2. Francesco Ruffini Rispondi

    5 aprile 2015 at 22:38

    Caro Giorgio ,siamo dei sopravvissuti , veniamo da un periodo felice e siamo atterrati in una fase piena di complicazioni e di ghirigori vari che ci vendono come maggiore civiltà ma al contrario si sta arretrando . In Romagna si dice , troppe pugnette , troppi simitoni , si veniva su più svegli anche se prendevi una ginocchiata o facevi a botte per una partita di pallone , erano lezioni di vita , e ti insegnavano che con più ” usta ” in tutti i campi si viene fuori vincitori . A scuola , sul lavoro , nella quotidiana vicinanza con gli altri , se si usa educazione , gentilezza , onestà , pulizia , e ” usta ” in generale , va a finire che stiamo ancora al mondo per un altro po’ . Che busoni , ma non per stare al mondo , per aver vissuto quel mondo e quel periodo ! Un caro saluto dal tuo amico Francesco , ragazzo del 49 , sopravvissuto !

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