Ma in autunno le ultime a morire sono le Birkenstock

L’estate dà grandi colpi di coda. Sole, cieli super, la gente che si meraviglia ma alla sera, se non  mette il golfino, comincia a sternutire e a informarsi sui vaccini influenzali. Compaiono felpe, le magliette ormai sono nell’armadio, i bermuda pure, ricompaiono i giubbottini da motorino, e sempre in motorino tornano in auge le copertine per le gambe, che molti d’estate per la pigrizia o la briga di smontarle, le hanno tenute montate patendo un caldo da forno di pizzeria. Sotto a certe coperte da motorino in agosto si sono cotte ginocchia Prosciutto e funghi, Margherita o anche Quattro stagioni. Nonostante le belle giornate di settembre muore pian piano quasi tutto dell’estate comprese le abbronzature che si perdono fra le scrivanie degli uffici o nei primi Sana o Cersaie in Fiera. L’ultima cosa a morire però dell’estate, quella che vende cara la pelle (e i calcagni) sono le Birkenstock. Le Birkenstock non muoiono mai, un po’ come i calabroni, resistentissimi a tutte le pacche di giornale che tu gli puoi dare. Infatti i “cacciatori di Birkenstock” le rincorrono per  strada, cercano di finirle con giornali arrotolati, pam pam, botte pazzesche ma loro resistono e svicolano con la loro suola color callo e il loro bordo simile a delle cover di telefonino. In fondo la Birken è una piccola cover per il piede, col bordo protettivo, che se il piede sbatte da qualche parte non si rompe e non si sbecca il tallone, che è dopo l’estate è a cristalli duri e non liquidi. In questa stagione si vedono ragazzi, o anche uomini, con giubbotti, jeans o comunque pantaloni lunghi, qualcuno perfino già con sciarpe che non vedevano l’ora di uscire dagli armadi. Le sciarpe, per la cronaca,  stanno zagnando già da una decina di giorni con mugolii e pianti negli armadi e frignano per uscire. Dicevamo giubbotti e pantaloni lunghi ma sotto, indomita e inesorabile, la Birkenstock che è così comoda. Guardate che il nome della scarpa comprende anche il “che è così comoda” perché non c’è volta in cui uno la nomini che non dica anche quella cosa. Quindi è: “la Birkenstock che è così comoda”. Anche quando la compri devi dire così: “Vorrei una Birkenstock che è così comoda 40-41?”. Le si vede anche ai piedi di donne che fanno la passeggiata, che portano le carrozzine ai Giardini, che vanno alla Coop, che provano i primi spolverini d’autunno ma non sanno rinunciare al sandalone tedesco. Se ne vedono ferme ai semafori, indossati da quelli in moto che hanno il giubbotto da moto e mettono giù il piede tassativamente birkenstonato, ma se ne vedono anche sotto le suddette coperte da scooter e fa un po’ effetto perché alcune coperte hanno l’interno di “pail” ricciolato-pecora e la Birkenstock là sotto urla la sua indipendenza alle stagioni.

Anche le povere infradito sono già negli armadi, le ciabattine pure, hanno solcato l’estate da padrone incontrastate ma adesso niente, sono crollate sulla resistenza. Solo loro le Birk resistono ed essendo tedesche giocano fino al 95’, perché i tedeschi si sa che fanno così, non muoiono mai. Né con le prime piogge né con i primi freddi. L’impressione è che quest’hanno non ce ne sia per nessuno. Se arrivano alla neve le vedremo sotto a pellicce e piumini. E sarà un trionfo assoluto.

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