Ma nelle Conferenze Stampa si beve davvero così tanto?

C’e` una domanda che prima o poi qualcuno si deve porre. E soprattutto dare una risposta che abbia un senso. La domanda e`: perche’ nelle conferenze stampa, o comunque su un tavolo dietro al quale c’e` qualcuno che deve dire qualcosa a una platea, compare sempre un numero spropositatoe imprecisato di bottigliette d’acqua minerale di plastica che puntualmente non vengono mai aperte? E perche` (sottodomanda) quelle bottiglie sono sempre di acqua naturale? Perche` non ce n’e` mai una gasata? E se qualcuno volesse bere acqua gasata? Perche`? Chi decide? Chi decide che se nella conferenza stampa della stagione, per esempio, di un teatro ci sono sette sedie e quindi sette persone parlanti e sul tavolo sostano tristissime, a volta ancora orribilmente incellofanate, 15 bottiglie d’acqua? Nel senso che si calcola che ognuno dei relatori ne berrà almeno due? A parte che se se ne bevessero due ci sarebbe un andirivieni non edificante col bagno. Ma perche? Si pensa che chi parla (di solito un minuto o due a testa) debba bere come un cammello disidratato dopo un anno di deserto? A volte qualcuno, ma sono casi rarissimi, si impietosisce per la tristezza di quelle bottigliette da mezzo litro, mogie nell’aspetto e anche nel contenuto essendo non gasate, e ne apre una ,dando poi solo un sorsino. Che dopo la bottiglia resta li` a tre quarti, ancora piu’ triste. E’ inutile. La gente nelle conferenze stampa non beve, come dobbiamo metterlo in testa agli organizzatori? La gente parla come parlerebbe normalmente nella giornata e beve se e’ caldo, o se ha sete, normalmente. Dove va a finire, subito dopo, quell’inusitato numero di bottigliette di mezze minerali non bevute? Viene riciclato? Ci sono bottiglie d’acqua che fanno molte conferenze stampa? E che sono quindi molto colte, nel senso che ne sanno di molte cose? Una raccontava alle colleghe, durante l’ultima conferenza stampa del Duse, di essere stata presente a una conferenza stampa di Dapporto, ma le altre non le hanno creduto e le hanno fatto presente che allora le bottiglie erano di vetro. In definitiva alla parola conferenza stampa e` appurato che si associa la parola sete. Altrimenti non avverrebbe quel fenomeno. Il quesito comunque e` denso di mistero.

Del resto nelle conferenze stampa, oltre alle bottiglie, si sciupa anche un numero pauroso di parole. Mentre in un quarto d’ora massimo i concetti e le notizie sarebbero di gran lunga gia` esauriti, le conferenze durano un’ora se va bene. E i giornalisti sbadigliano e mandano sms o vanno su facebook. E’ bello, quando si smette di guardare le povere bottiglie abbandonate al loro destino, ascoltare il linguaggio. Si “passa la parola”, si “prende la parola”, che la parola una di ste volte s’incazza a forza di essere trattata cosi`. Ci si “riallaccia” a quello che ha detto un altro. Si e` “pienamente d’accordo con quello che dice l’assessore”. Par forza. Devo ancora trovare uno che non sia d’accordo con un assessore, figuriamoci con un presidente o con un sindaco. Si invoca il fatto che “le amministrazioni pubbliche, che gli enti locali e statali hanno il dovere di intervenire e di prestare attenzione al problema”, ma siccome a dire queste cose sono sempre, da anni, loro stessi e cioè i rappresentanti delle amministrazioni pubbliche, degli enti locali e statali, ci si interroga sul senso della vita, ci si chiede se forse c’e’ qualcosa di confuso. Fino ad arrivare a chiedersi chi siamo, dove andiamo, quanto ci resta ancora. E a quel punto forse sarebbe bene aprire una di quelle bottigliette e dare due sorsi che possono aiutare.

 

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