Ma se non c’è il taglierino il ristorante non vale

Nascono come funghi ristoranti, bistrot, trattorie, posti insomma dove si mangia. Bologna ha il vago sospetto che i turisti stiano aumentando, quindi se ne deduce che questi turisti dovranno pur mangiare. E allora via con “Non solo carne”, “Non solo pasta”, “Posticino”, “Angolino”, “Seggiolino”, “Pistolino”, “Buchino”, e altri nomi dove ci sono i termini mamma, nonna o, zia, per dare l’impressione che sia tutta roba casalinga. “Ouh uonderful!”, esclama il turista, sgranando gli occhioni. Ma c’e` una cosa senza la quale non si puo` aprire un punto di ristoro di qualsiasi genere, una cosa fondamentale della quale non si puo` fare a meno: “Il tagliere”. Se non c’e` il tagliere il posto non vale. Puo` avere miliardi di paste, di secondi, di dolci, ma se non c’e` il tagliere, o ancor meglio il “taglierino”, non si va avanti. I taglierini pullulano ovunque e ovunque ti giri leggi la scritta: “I nostri taglieri”, anche perche` a nessuno verrebbe mai in mente di scrivere “I taglieri degli altri”, invece scrivendo “nostri”, si fa capire un’appartenenza ben precisa da parte del tagliere. E attenzione, e` assolutamente caduto in disuso il “piatto di affettato” che ci ha accompagnato per secoli. Veniva servito su un piatto normale e aveva abbondanza di fette di prosciutto, salame e mortadella. Adesso ci vuole il taglierino, e cioe` un rettangolo di legno (qualche ristoratore da` anche notizie del legno del tagliere dicendo che e` legno macerato e maturato fra i boschi del Caucaso in cui gli alberi sono bio, pio e zio), dove sopra mettere la seguente varieta` di materiale.

1) Due fettine di salame tagliate fini al punto che se arriva un refolo di vento volano via.

2) Due fette di un salume misterioso, definito poi ungherese, cipriota, afgano. Di Molinella o qualcos’altro.

3) Una fetta di mortadella piegata in quattro che la puoi aprire a lenzuolo e risultera` piu` grande del tagliere stesso.

4) Tre triangolini di formaggio dal pallore mortale da mangiare in due morsi, uno per la punta e uno per il resto (resta la crosticina che di un millimetro).

5) Quattro olive senza nocciolo (a volte col nocciolo, che dopo viene tristemente appoggiato sul tavolo o nell’angolo dello stesso tagliere, o a volte messo in tasca).

6) Un cetriolino morto. O comunque che sta tirando gli ultimi, con un paio di parenti che lo vegliano.

7) Due pomodori secchi, dall’aspetto quasi sempre inquietante e comunque abbastanza unti da creare la padella modello classico sui pantaloni di chi li mangia.

8) Un caghino di marmellata dal colore allarmante che verra` definito “saba della tradizione” (qualche ristoratore solerte qui fa la storia della saba e dei suoi usi per poi finire freddato da qualche esausto cecchino professionista).

Questo piu` o meno il taglierino. I taglierini possono essere anche vari nel senso che gli si da` nomi diversi ma la roba, cambiata di posizione, e` sempre la stessa. Solitamente il costo classico del tagliere e` 9 euro per porzione singola o 12 euro da due. Sopra c’e` roba che arriva a fatica all’euro e 20. Ma quando arriva il cameriere festante e dice: “Ecco il taglierino!”, tutti sorridono e si sfregano le mani con una contentezza che a volte appare un filo spropositata rispetto al valore stesso del taglierino. Benvevuti a Bologna comunque, conosciuta nel mondo ormai, anche per i suoi inimitabili taglieri.

 

One Response to Ma se non c’è il taglierino il ristorante non vale

  1. Davide Barranca Rispondi

    11 agosto 2016 at 17:18

    Da bolognese intramurario emigrato nelle campagne (perché quando l’impero è in declino e nelle città arrivano i barbari, si fugge in campagna) devo ammettere che qui in provincia il tagliere è un bel po’ più sostanzioso – anche perché altrimenti volano gli smatafloni 🙂

    Invece il fenomeno ripetibilissimo, qui nel triangolo delle bermude BO-MO-FE, è la presenza assidua e in qualsiasi occasione del trittico Crescentine – Tigelle – Grigliata. Sagra del pesce di mare? Oktoberfest? Festa irlandese o messicana? Niente, è sempre Gnocco Tigelle e Grigliata, a volte con un peperoncino, a volte con la birra, a volte coi gamberetti, ma la base non può cambiare. Gastronomia o morte! 🙂

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