Ma perché il gelo arriva sempre la prossima settimana?

Perché? E’ da novembre che lo sentiamo dire o lo leggiamo. “La prossima settimana arriva l’ondata di gelo, di neve, temperature in picchiata, la città sarà in ginocchio”. La prossima settimana. Allarme, allerta, bisogna bere molto, attenzione alle persone anziane e alle donne incinta. Sempre la prossima settimana. Ma perché? Perché è da novembre che, a parte tre o quattro giorni con una spruzzatina di bianco, dobbiamo essere messi in ginocchio dalla più grande ondata di gelo della storia, mai avuto un inverno così, il record delle temperature basse eccetera? Perché la famosa “prossima settimana” c’è sempre un sole pazzesco, o comunque temperature sui 10-12 gradi, a volte è anche caldo, qualcuno dice la classica battuta: “Soccia che inverno però”, con un altro che ribatte subito: “Ma han detto che la prossima settimana precipita”? Chi è il responsabile? Chi è che l’ha detto? Sono gli stessi che hanno detto che a New York ci sarà (sempre la prossima settimana) la più grande tempesta di neve della storia e sono ancora là che aspettano? Forse sì. Esiste evidentemente un’organizzazione internazionale chiamata “La Prossima Settimana” che è stata creata per lanciare degli allarmi, far cambiare delle gomme o comprare dei gran colbacchi. Un pensionato alla Coop l’altro giorno commentava così: “Da novembre an’né suzzess un caz, l’è un cheld cl’a suda la langua in bocca”. Forse esagerava perché forse non sudava la lingua in bocca (come dicono i bolognesi d’estate) ma ci è andato vicino. Un altro, nei soliti capannelli al coperto del mattino: “Quest’anno spendo meno di riscaldamento, mo vè!”. E un altro pronto: “Par fòrza. An’è mai stè fradd!” (non è mai stato freddo”. Di lì poi è nata una discussione per cui il primo sosteneva che era perché aveva fatto pulire la caldaia, l’altro sparava dati sui gradi, sulle minime e sulle massime e dopo hanno trovato da dire che stavano per venire alle mani, sono andati via incazzati e non si sono mai più visti. Ma questa è un’altra storia.

Il fatto è che in questi ultimi due mesi, a Bologna girano dei colbacchi da temperature siberiane, di tale volume da rendere problematico il passaggio all’entrata di certi negozi, ma soprattutto nel salire in macchina. Donne che girano da comparse del Dottor Zivago o di Fargo con 15 gradi, il sole, e un vago senso già di primavera. Ma loro impavide con delle teste che sembrano enormi microfoni con l’antivento. Anche gli uomini, i più previdenti, in attesa dell’ondata di gelo “della prossima settimana”, hanno acquistato cappelli con le orecchie di pelo, cuffie da discesa libera e hanno tirato su baveri pazzeschi fino al cielo. Niente. La prossima settimana. Come la famosa “crisi” che ancora adesso c’è sempre qualcuno che dice: “La crisi? E poi quella che deve ancora venire. La crisi più grossa, te lo dico io, comincia da adesso in poi”. La prossima settimana insomma sucede tutto. Neve da rimanere sepolti, impianti di risalita con skilift per andare a casa sui colli, Suv che montano ruote più grandi di loro con catene che andrebbero larghe a un Tir, e, quel che più conta, freddo glaciale con gente ibernata nelle strade, soprattutto quelli che dovranno fermarsi ad aspettare che diventi verde il semaforo angolo via Farini-Piazza Cavour. I blocchi di ghiaccio con le persone dentro verranno rimossi ed esposti per sempre al museo civico con la scritta: ”Grande gelata 2015- Uomo (o donna) che aspettava il verde al semaforo Farini-Cavour”. I turisti verranno apposta a vederli. Ma quando? Facile. Dalla prossima settimana.

 

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