Ma perchè in farmacia hai sempre davanti uno che ci sta un’ora?

Il problema è sempre chi hai davanti. Nella vita. Ma anche nei negozi e nello specifico in farmacia. C’è una chimica soprannaturale che provoca il fatto di farti trovare sempre uno davanti che sta lì un’ora. Uno che di solito ha in mano centodue ricette e al quale in più gli viene in mente continuamente qualcosa che gli serve. E’ un destino delle farmacie. E siccome in qualsiasi mese sono “in giro delle influenze”, la coda, dopo aver staccato il bigliettino a coda di rondine, è sempre eterna. Ma la farmacia fa succedere cose ancora più perverse, tipo questa. Esperienza personale. Mezza mattina. Butti l’occhio dentro alla farmacia, eeeh veh! Non c’è nessuno. Perdi un attimo a parcheggiare lo scooter e una ragazza insospettabile ti supera sulla soglia. Tu gentilmente la fai passare. Quello sarà il più grande errore della tua vita. La cosa beffarda è che lei stacca uno spazzolino da denti dalla ghiera apposita e si presenta al banco. Tiri un sospiro di sollievo e pensi: ha solo quello, te la cavi in un minuto. Poi il primo cazzotto che ti arriva nello stomaco è la frase che la ragazza pronuncia dopo aver mostrato lo spazzolino. “Avrebbe micca una crema per il viso protettiva, ma anche emolliente”. Il mondo ti crolla addosso. La ragazza e la farmacista si spostano alla bacheca delle creme dove parte una dissertazione sugli effetti di certi prodotti rispetto ad altri. La ragazza elenca tutte le creme che ha usato da quando aveva due anni e a questo punto non crolla più il mondo ma vorresti che crollasse su di loro una scansia di medicinali. Il problema della crema viene finalmente risolto e le due tornano al bancone. Alla ragazza vengono in mente d’incanto altre quattro cose (“eeeh, di già che ci sono…mi dia ben anche…): un aspirina, del valium, uno spray inalante per l’allergia e uno stock di cerotti. E qui entra prepotentemente in campo la professionalità della farmacista che parla di un nuovo tipo di cerotto appena uscito e ne elenca i pregi a mo’ di conferenza. Adesso siamo al dubbio che assale la ragazza su che cerotti prendere. Sembra quasi sul punto di chiedere di provarli, come in un negozio di abbigliamento. E nell’incubo ti assale il terrore che ci sia veramente un camerino dove si possono provare i cerotti. Insomma, ridendo e scherzando, si è fatta una cert’ora. Il fatto poi che a seguire non funzioni il bancomat perché non c’è linea (“a volte fa così…riproviamo…ha un’altra carta?…adesso va..no, come non detto, transazione negata”) è una appendice a quel punto ininfluente perché i marroni sono già due mongolfiere che volano su Bologna e da cui se è limpido si vede il mare.

Si accende il numero successivo, ci siamo. Intanto dietro c’è coda con in prima fila una signora anziana con le cento ricette in mano che verranno confuse e che saranno indecifrabili e subito dopo un signore che ha tutta l’aria di finire nelle sabbie mobili delle domande sul ticket e sul redditometro. Ancora dietro c’è un signore tranquillo, uno come noi. E’ lì per comprare un dentifricio. Ce l’ha già in mano. Allora: che ore sono? Vediamo…le 11,30. Quello lì arriva al pelo della chiusura. Se gli va bene.

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