Ma perché io mi dovrei togliere le scarpe?

“Scusa, ti dispiace toglierti le scarpe?”. Ecco lì bisognerebbe fare un filmato, una specie di candid camera per vedere le facce, le espressioni della gente, quando si sente dire quella cosa lì. Uno arriva pimpante, ha scelto il suo look dopo ore di studi davanti allo specchio, ha cambiato due o tre intonazioni poi quando ha deciso che così stava bene via, è partito. Quando è arivato alla casa era ancora di buon umore, carico, pimpante, allegro. Ha preso l’ascensore, ne è uscito con un sorrisone disteso, gioviale, divertito. Poi…sulla porta, la frase. “Scusa, ti dispiace toglierti le scarpe?”. Ci sono certe case in cui, quando ci vai a cena, o a bere qualcosa, o insomma a un incontro di amici, ti fanno togliere le scarpe. Ma perché? Capisco al controllo in aeroporto (che già lì è una rottura di marroni spaziale), ma a casa tua? Ma perché? Oh, noi siamo amici eh? Io non son mica un terrorista. E quando ti dicono così la facce appasiscono come fiori colpiti da ictus, gli occhi si spengono, gli sguardi si fanno di colpo fermi, con quella fissità irosa del pollo. Non hai scampo. Sei in trappola. Cosa fai, dici di no e torni indietro? “No guarda io senza scarpe non vengo”, e saluti? Impossibile. Rispondi per forza: “Ah va bene…”, e non certo con un’esplosione di giubilo. “Evviva! Sì dai, non vedevo l’ora di togliermi le scarpe!”. Oppure: c’è chi si mostra contento ma chiaramente è falso ed è solo per far vedere che è ruffianamente d’accordo. “Non ti imbarazza vero?”, ti chiedono di solito. Risposta: “Ma scherzi? Imbarazzarmi, ma assolutamente…”. E ti chini prono nell’operazione mesta. A volte la cosa viene detta con tono ancora più diretto (quasi sempre una donna, difficile che un uomo, se non zitellone, lo faccia). Non è una richiesta, è una specie di ordine, quasi con tono di rassegnata violenza: “Scusa, devo farti togliere le scarpe però…”. Come dire: non ci posso fare niente, la legge marziale dice così. In quei casi, dopo esserti ripreso, ti guardi intorno e di fianco alla porta, subito dentro, ci sono cumuli di scarpe. Che non mai bellissimo per un ingresso, di qualsiasi casa, anche di campagna o di minatori belgi. Allora vieni dotato spesso, in questi casi, di pedalini orrendi o di ciabatte che non avresti mai portato neanche sotto tortura. Si sono visti professionisti eleganti, presentatisi garruli a certi inviti in qualche casa, aggirarsi poi, in giacca, cravatta, pantalone elegante con ai piedi delle mucche di peluche o delle teste di maiale di panno con gli occhi e il sorriso ebete. E poi ti chiedono se non ti imbarazza. Ma stiamo scherzando? E se incrocio uno specchio e mi vedo? E se uno degli invitati mi guarda mentre vado in là, tipo verso il bagno, vestito elegante con Cip e Ciop, o Clarabella ai piedi? O mentre faccio i movimenti dello sci da fondo perché ho i pedalini (o pattine che dir si voglia) e mi sento uno che sta facendo la Marcialonga? Okay, senza scarpe si può capire. Ma solo a volte. C’è la neve in terra e porti in casa rozzi di fango ghiacciati. Lì ci sta. Ma tre giorni all’anno. Sempre no. Se me lo dicevi portavo le mie di ciabatte, scusa. Io le ciabatte degli altri non le metto. E coi calzini ci giri poi te che io ho un buco da due ore e lo so, perché lo sento. Avvisami prima no? Non venga poi considerato il problema, eventuale, di una non felice traspirazione di certuni, quello lasciamolo fuori. Ma alla fine, dai, dopo passi una scopa, o un aspirapolvere. Sennò vieni da me, con gli stivaloni con la zeppa a carrarmato, che ti faccio provare l’ebbrezza di camminare sul parquet. Però c’è un particolare: dovresti toglierti i vestiti. Tutti. Ti imbarazza?

 

One Response to Ma perché io mi dovrei togliere le scarpe?

  1. barera Rispondi

    22 dicembre 2015 at 15:38

    Questo intervento mi trova decisamanete in accordo.

    In generale il blog http://www.giorgiocomaschi.it è scrittoveramente come si deve, mi piace.

    Ben fatto, continuate così.

    leggi questo sito

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