Ma perché poi si deve fare uno scarabocchio?

C’è gente che passa una vita a studiarsi una bella firma, un modo esteticamente bello di scrivere il proprio nome, usando la fantasia nell’inventarsi un arioso svolazzo, o cercando di mettere la propria impronta, un proprio stile alla grafia. Poi, una volta fissata, la firma resta quella e uno magari ne è anche fiero, orgoglioso e appena può la ostenta, rimirandosela o sentendosi dire da qualcuno: “Che bella firma che hai”.

Finchè un bel giorno arriva il postino con una raccomandata, tu gli apri, lui estrae dalla borsona la lettera, tira fuori il tagliandino di ricevuta e fa: “Mi fa uno scarabocchio per favore?”. Uno scarabocchio? Ma perché? Perché uno scarabocchio che mi sono fatto un mazzo così per crearmi  una bella firma. E adesso tu mi chiedi uno scarabocchio? Ma lo scarabocchio è quanto di peggiore possa esserci. Lo scarabocchio è quello che si faceva sui quaderni a scuola quando non si sapeva ancora  scrivere. Lo scarabocchio lo farai te, razza di borazzone. E’ che adesso si dice proprio così. Nessuno chiede più: “Mi fa una firma per favore?”. Ti danno il foglietto e con aria desolata, rassegnata, quasi scusandosi, quasi fosse una fastidiosa formalità: “Faccia uno scarabocchio qua”. Domanda. Ma lo scarabocchio vale? Chi è che fa lo scarabocchio? E a cosa serve se è uno scarabocchio che potrebbe aver fatto chiunque. C’è la prova calligrafica nel caso? Sì, è lui, la prova calligrafica dice che lo scarabocchio è suo. Non ha passato il test dello scarabocchio, si dirà.

Sorge spontaneo il quesito: allora perché delle volte ti chiedono espressamente la firma leggibile (che poi uno non è più capace di farla e fa una roba in stampatello che fa vomitare gli struzzi)? Questo succede di solito con gli atti notarili, cioè cose importanti. Invece gli altri atti si vede che sono delle boiate pazzesche perché  ti chiedono espressamente lo scarabocchio. Alla richiesta dello scarabocchio del postino o di qualsiasi corriere o persona che ti fa firmare, di solito si fa un segnaccio orrendo, con quel movimento della penna come se stessi controllando se va, andando avanti e indietro a scatti due o tre volte sul foglio per imbrattarlo. Non è tristissimo? Perché quando uno fa una bella cosa, tipo un bel gol, una bella azione, un bel gesto, si dice: “Beh, qui c’è la sua firma” e non invece: “C’è il suo scarabocchio”?

Altra cosa che dice il postino o il corriere, per staccarsi dalla massa e dire una cosa più carina è: “Mi fa un autografo?”. Magari col sorrisino. E lì uno si sente importante e si impegna. Non fa quei due sgorbioni a vanvera. A domanda di “autografo” ci si sente improvvisamente Johnny Depp o Pirlo (mamma mia che binomio) e a uno viene di fare per benino. Anche se di solito per “firmare”  non ci appoggia mai a niente, lo si fa al volo, su un ginocchio tenuto alto ma traballante o sulla posta del vicino messa sotto che fa da spessore. “Soccia, il postino mi ha chiesto l’autografo” e si va via gongolando. Il motivo per il quale, carinamente, il postino ti ha chiesto l’autografo lo scopri poi dopo. Apri la raccomandata e dentro c’è un multone che ti ribalta. Ecco, lì si gongola molto meno. Ma si pronunciano altri tipi di parole molto meno consone, all’indirizzo di tutto il mondo.

2 Responses to Ma perché poi si deve fare uno scarabocchio?

  1. Gianluca Rispondi

    21 novembre 2015 at 10:37

    Viene chiamato “scarabocchio” perché ormai, nella società dell’informazione, la firma autografa è tanto utile quanto appunto uno scarabocchio casuale. Le moderne tecnologie rendono possibile a chiunque la copia, l’alterazione e manipolazione di una firma autografa la quale quindi non ha più potere di certificazione o non-repudiabilità del documento.

    La firma autografa aveva un senso quando ancora le possibilità di manomissione da parte del cittadino erano costose e impraticabili. Oggigiorno quindi (a mio parere) la firma autografa è vista solo come una mera formalità da espletare, una sorta di atto burocratico inutile e laborioso come ad esempio “l’autocertificazione” o la “delega terzi”.

    La firma digitale è la soluzione garantendo contemporaneamente autenticità, integrità e non-repudiabilità del documento firmato. Purtroppo ancora oggi la firma digitale è vista come una tecnologia oscura e incomprensibile e quindi poco adottata sopratutto negli ambiti meno “tecnologici” che, ironia della sorte, sono quelli che invece necessiterebbero maggiormente di soluzioni di questo tipo.

    • giorgio.comaschi Rispondi

      21 novembre 2015 at 14:21

      Fantastico

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