Ma perché se rispondo: Pronto”, dall’altra parte dicono: “Anna?”

Succede una cosa strana, difficilissima da interpretare. Suona il telefono (una volta quello fisso, poi più tardi nel tempo il cordless, ora il più delle volte il cellulare) e tu rispondi. Fino a prova contraria hai la tua voce, una voce maschile, facendo tu parte della categoria degli uomini: Di solito dici: “Pronto?”. Dall’altra parte scatta un’ulteriore immediata domanda: “Anna?”. Risposta: “No, non sono Anna, sono Giorgio, guardi che forse ha sbagliato numero”. “Ah scusi” e mettono giù. Ma perché quello che ha sbagliato numero ti deve chiamare Anna quando ha sentito che avevi la voce di un uomo? Mistero. Dovevo dire di sì? “Si, sono Anna, ma ho un gran abbassamento di voce”?. O: “Si sono Anna, ma sono un travestito”? Perché? Sarà un fatto nervoso, un effetto spiazzante, altrimenti è inconcepibile. Di solito sono telefonate nelle quali dall’altra parte si intuisce una voce anziana o con accento di altre regioni. Almeno questa è la costante. Il bello è che due minuti che hai messo giù e sei tornato alle tue faccende, telefono risuona. Tu hai il sospetto che sia di nuovo lui ma dici comunque: “Pronto?”. E dall’altra parte la stessa domanda: “Anna?”. Ma come Anna? Ma come puoi pensare che sia Anna? E qui con tutta la pazienza del mondo provi a spiegare: “No guardi, aveva già chiamato prima, lei sta sbagliando numero. E poi come sente non posso essere Anna se ho questa voce…”. Dall’altra parte, ignorano di solito sia il problema, sia l’evidente valore comico della situazione, e si sincerano piazzando là un’altra domanda: “Non è casa Lo Presti?”. “Eh no, non è casa Lo Presti e qua non c’è nessuna Anna”. Silenzio. Di solito chi sbaglia cade in una fase catatonica, non si capacita di aver sbagliato. Chissà a cosa sta pensando? Probabilmente non ne viene a capo e spesso mette giù senza dire niente. Venti secondi dopo vedi ricomparire il numero il che significa che sta implacabilmente reiterando l’errore e a quel punto non rispondi. Lasciandolo così nel dubbio che forse Anna non è in casa e che quello era il numero giusto. A quel punto sarai rovinato. Sarà faticosissimo convicerlo che non sei Anna. Proverai anche a fare la voce in falsetto, dimostrando che sei un uomo che sta facendo la voce da donna. Niente. Rivedrai quel numero altre sette o otto volte andare a sera. Ma questo fenomeno si registra allo stesso modo (una piccola ricerca che abbiamo fatto lo ha confermato) anche quando risponde una voce femminile e dall’altra parte, dopo il “Pronto” della suddetta malcapitata, il chiamante fa: “Corrado?”. Con quel punto interrogativo come dire: sì è una voce di donna ma io faccio finta di niente perché magari è lui, Corrado. Dire che non si è Corrado in quei casi conta poco. Se chi ha chiamato è convinto che chi doveva rispondere era Corrado non c’è niente da fare. Si vede che non viene così spontaneo avere il dubbio di aver sbagliato numero. E’ un percorso delicato. A volte quello che telefona esordisce col “Chi parla?”. E tu ovviamente dici: “Come chi parla? Lei chi cerca?”. Ma attenzione perché quattro volte su cinque quello ti dirà: “Sei Anna?” e lì siamo daccapo. Molto bello è anche quando suona il telefono, tu rispondi e non chiedono neanche chi sei ma partono con una roba in dialetto strettissimo tipo: “Alaura ti andè a scarghèr sti sàc ed farèina o no?”. La pausa che segue e il susseguente: “Coosa?” di solito provocano un clic perentorio. Hanno messo giù (giù dove poi ormai?). Si vede che v3ogliono resettare tutto, dimenticare, ripartire da zero. E magari andare alla “Eppol” perché “Ste bagaj an va brìsa, an so megga parchè!”.

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