Ma perchè un bar se si rinnova diventa bianco?

A Bologna esiste una tecnica ben precisa per fare in modo che in un bar o in un ristorante non ci vada più nessuno: il rinnovo del locale. Quando leggete, sulla serranda chiusa del bar che avete amato perché era vissuto, caldo, accogliente, con le cose sempre allo stesso posto: “Rinnovo locali”, innanzitutto sappiate che quel posto diventerà inesorabilmente bianco . Praticamente un frigobar, cioè un bar freddissimo dove ci vuole altro che sciarpona attorno al collo per entrarci. Di solito il rinnovo locali scatta quando c’è un cambio di gestione. “Facciamo una cosa moderna”, dicono i nuovi proprietari, non sapendo che stanno compiendo l’errore mortale. Quindi da un bar (o ristorante) che era una certezza anche per il suo soffitto screpolato o per un velluto un po’ liso o per una luce un po’ giallastra nasce sempre una cosa orrenda perché l’architetto ne ha vista una così a Londra, o a Parigi o a New York o a Berlino e pensa che sia fighissimo farla anche qua. Dimenticando, o volendo dimenticare, che qua “A san a Bulaggna”, città dove il gesto ripetuto, l’atmosfera sempre uguale, le cose che non cambiano, il “siamo sempre andati lì”, il punto di riferimento, sono nel DNA della gente. C’è bisogno di certezze entrando in un bar. Per esempio rivedere quella vecchia bottiglia che è sempre stata li sulla scansia dietro al bancone. Invece con la sverzura del cambiamo tutto succede che:

1 – E’ tutto bianco, comprese le luci (dicono che fa più pulito: zecca!). Per  entrare ci vogliono gli occhiali da sole. A volte c’è la sensazione di entrare in un ospedale (negli ospedali di solito ci sono bar molto più caldi)

2 – Le luci sono quelle dei faretti. E la luce dei faretti alla lunga fa ammalare, soprattutto l’anima. I faretti sono puntati in maniera estrosa, ci sono stecche piene di faretti, teorie di lucine a picco che a volte ti abbronzano e se non metti una crema rischi grosso.

3 – Tutto è lounge. Se non è lounge fa schifo. Come se uno che da fuori quando legge “lounge”, dicesse: “Yuuuhuuu! E’ un lounge bar. Andiamooo!”.

4 – C’è sempre una musica sotto orrenda. E spesso non è sotto, è sopra, e allora il pensionato, o la parrucchiera che prima erano lì tutti i giorni a prendere il caffè sono costretti a riflettere sul fatto che i Subsonica o i Sonic Youth rompono i marroni. Ma non alla lunga. Subito.

5 – I baristi, uomini o donne, sono quasi sempre pugliesi o calabresi, e le loro vocali quando si aprono provocano un contraccolpo che uno deve aggrapparsi al bancone per non volare in terra. Ci sono delle “a” che a volte bisogna stare attenti ad abbassarsi per non essere decapitati.

Risultato: c’è un gran casino per due mesi, è di tendenza, è di tendenza, che bello, che bello, poi di colpo non ci va più nessuno. E il bar, o il ristorante cambia gestione ogni due secondi. Cosicchè il vecchio cliente, all’ennesino cartello: “Rinnovo locali”, scrive sotto col pennarello: “Rinnova ban luquè”.

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