Ma quante sono le “vere pizze napoletane?”

Fra le grandi certezze di cui si ha bisogno, in questa mancanza globale di punti di riferimento, c’è sicuramente il fatto che esiste una “miglior pizza”. E il bello è che cambia sempre, non è mai la stessa ma è sempre la “miglior” pizza. Succede quando scatta il discorso. “Andiamo a mangiare la pizza domani sera?”. “Va bene”. “E dove andiamo?”. “Guarda, vi porto io in una pizzeria, la conoscete la pizzeria…?” e lì giù con un nome mai sentito tipo “I quattro golfi”, “I sei vesuvi”, “I marechiari”, “I marescuri” che appena uno chiede dov’è, è quasi sempre in un posto a San Culo, introvabile, insospettabile, oltre qualche tangenziale o stradone, insomma in una zona mai semtita prima. “Ecco lì c’è la pizza più buona di Bologna!”. E poi calcano: “Secondo me eh? Ma poi, non secondo me, tutti quelli che ci ho portato l’han detto”. Significa che il suddetto dispensatore della notizia ha provato tutte le circa cinquanta pizzerie in città (più o meno) ed ha deciso, senza ombra di dubbio, che la migliore è quella. Altrimenti se non avesse mangiato la pizza in tutte le altre pizzerie non potrebbe fare un’affermazione del genere. E allora la comitiva parte per andare ad assaggiare quella che viene poi definita quasi sempre “la vera pizza napoletana”. A Bologna ci sono almeno una trentina di vere pizze napoletane. E quindi di conseguenza una ventina di false pizze napoletane. Di solito chi ti porta dice: “Guarda, è venuto uno con me l’ultima volta che è napoletano, napoletano, va bene? Beh, ha detto che così non l’ha mangiata neanche a Napoli”. Questo particolare è il tassello decisivo, il lasciapassare di qualsiasi dubbio. Comunque per statistica, fra mille discorsi riguardo la pizza, c’è sempre un napoletano che non l’ha mai mangiata così neanche a Napoli. Altro fatto misterioso è che la forma della pizza cambia sempre. Esempio. “La fanno grossa, spessa, ecco te lo voglio sottolineare, non sottile e croccante, perché la vera pizza napoletana è così, un po’ alta”. Ma la volta dopo si sente dire: “Ti dico subito che la fanno sottile, croccante, non alta, perché è quella sottile la vera pizza napoletana”. La cosa crea una certa confusione, anche perché se vai a Napoli ti può succedere che ne mangi una alta e ti dicono che è quella vera e una bassa e croccante e ti dicono che invece è quella la vera e l’altra non esiste. Altra caratteristica della pizzeria dove c’è la miglior pizza di Bologna è che i proprietari spesso non siano di Napoli. “Sai, loro sono pugliesi, ma, è incredibile, fanno la vera pizza napoletana”. Oppure: “Loro sono ucraini, ma incredibilmente fanno la vera pizza napoletana. Oh, per dirlo uno di Napoli…”. Quasi sempre l’amico di Napoli si scopre che vive a Bologna da quarantanni e parla un dialetto bolognese napoletanizzato che è uno spettacolo (“socciemel bbene mò, ce l’ho dett anc a la mi muièra che i turtellèini…”, eccetera). Quindi la comitiva che prova la miglior pizza, successivamente, dirà ad altri dov’è la miglior pizza. Finchè arriverà un giorno che uno spargerà la voce che: “…eeeeh, una volta, quella era la miglior pizza, adesso è cambiato il pizzaiolo…”. Anche se si appra che il pizzaiolo è sempre lo stesso, la miglior pizza diventerà un’altra, in un’altra pizzeria in una strada mai sentita prima tipo Largo Caduti dei Banchi di Scuola. E badate bene che non vale dire “una delle migliori”. Se uno dice che quella è “una delle migliori” scatta una discussione di due ore per decidere qual è la migliore e non se ne viene più fuori. Meglio dire “la migliore”. Con uno, e ci sarà sempre, che dirà: “Par me la fa caghèr”.

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