Ma se non è di cazmir io la sciarpa non la voglio

Smaltiti i regali, nel solito Natale in cui si comprano delle cose da regalare a persone che sono più o meno degli estranei, che vedi una volta all’anno e per le quali devi magicamente spendere dei soldi, senza capire fino in fondo il perché. Ogni anno comunque vanno di moda regali ben precisi e ad alta estensione, come le vacanze, quando tutti vanno in Grecia, o tutti in Turchia, o tutti a New York. In questo Natale caratterizzato dalla frase: ”Sai che quest’anno non lo sento?” che poi alla fine l’han sentito tutti perché hanno frullato come al solito su e giù per negozi, alla ricerca appunto delle cose più inutili da regalare alle genti più inutili (esempio: un astuccio di aghi e fili per la nonna della mamma
della moglie, che tutti gli anni viene alla cena della vigilia e che ogni anno quando arriva le si chiede: Lei chi è? Desidera? Poi si fa finta di averle fatto uno scherzo ma non è vero), è andato molto il cashmere.La gente ha comprato le cose purchè il commesso dicesse che erano di cashmere. Anche si trattava di guanti di pelle o di calosce per la pioggia. “Le piacciono? Ci vuole pensare?”. “Eh si, sono un po’ incerto fra questi e una scopa elettrica, cosa dice lei?”. “Guardi, dipende dai gusti, passo dirle che la scopa elettrica è di cazmir (per via della zeta bolognese)”. “Allora va bene, la prendo. Se è di cascmir la prendo”. Qualsiasi cosa doveva essere di cashmere. Senza sapere di preciso cosa sia il cashmere. “Sono dei golf – ha detto una signora –, dei golf scozzesi dai cui poi si fa tutto”. Ma siccome i capi in cashmere, se sono di cashmere costavano, e costano da sempre, cifre alte, ecco che basta la parolina buttata là in mezzo tipo: “E’ una tuta ginnica, molto resistente, in acrilico, con un 40 per cento in cotone e durante il trasporto è stata per due ore vicino a dei maglioni di cascmir”. “Allora siiii, poteva dirmelo prima, la prendo subito!”.

In questo Natale c’è stato comunque il gran boom, a livello di regali e regalini, delle sciarpe. Con le sciarpe sono stati risolti conflitti spinosissimi. Il dubbio e poi l’illuminazione: “Una sciarpa!”. E’ fatta. La sciarpa la mettono tutti ormai, donne, uomini, ragazzi, bambini, cavalli, cani, gatti, statue, nonni, motorini. Ma quest’anno, se non era abbinata al termine “cashmere”, era una ciofeca. E allora i negozianti di abbigliamento cosa hanno fatto, furbescamente? Hanno snocciolato tutto il campionario di sciarpe di lana, misto-cashmere. “Ma è di cascmir? Io la vorrei di cascmir”, diceva la signora. “Certo: misto-cascmir”. “Quant’è?”. “Venti euro”. “Venti euro? Ma è fantastico! La prendo”. Così la gente è andata via felice per avere speso 20 euro per una cosa di cashmere. Un negoziante mio amico ne ha venduti 700 pezzi di sciarpe misto-cashmere. Superbazza. La superbazza è avere una comprare una cosa di cashmere a 20 euro. Meglio non andare a guardare le percentuali all’interno, sorvoliamo sulle ali della fantasia. Un maglione di cashmere costa 2 o 300 euro. Una sciarpa 20 euro. Mo veeeh! Che superbazza! “Il cascmir adesso te lo tirano dietro”. “Si vede che sono in crisi”, “Sto cascmir alla fine non costa poi mica molto…”. “Costava molto negli anni 70”. “Sì, quando i soldi erano i soldi”. Si sprecano i deliri. A dare il sigillo al fenomeno due risposte dei vecchi saggi, che solcano la piazza discutendo di massini sistemi. “Fra una sciarpa di cascmir e una di finto cascmir…?”. Risposta: “Par mè ai’è un bel càz ed differànza!. Altra domanda. “Ma che anno è stato questo secondo lei, se si può dire in sintesi?”. Risposta secca: “Un anno del cazmir!”. Perfetto.

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