Ma si può sapere chi è
che sdidazza gli occhiali?

cleaning_eyeglass_s3Eppure c’è qualcuno. C’è qualcuno che “sdidazza” gli occhiali. Per forza, altrimenti non può essere possibile. E’ uno quei misteri, tipo quello su dove vanno a finire le biro e gli accendini, che spariscono in massa e deve pur esserci un posto dove si radunano, guidati da una forza imperscrutabile. Gli occhiali. Dopo i quaranta circa, li devono portare un po’ tutti perché, oltre quella soglia, si cominciano ad avvicinare tragicamente i fogli e gli schermi dei telefonini. Gli occhiali da sole invece non hanno età. Uno all’inizio cerca di tenerli bene i suoi occhiali. Per due o tre giorni, con la sua bella custodia, dentro e fuori, a seconda della necessità. Poi la custodia viene abbandonata tristemente e le case sono piene di custodie vuote e mestissime. Gli stessi occhiali, per la verità, tendono ad andare spesso nel posto dove vanno le biro e gli accendini, ecco perché in molti hanno adottato il sistema della catenella, o del cordino, per tenerli sempre al collo (succede però anche che spesso scatti l’allarme: “Dove sono i miei occhiali?” e uno li cerca per un giorno intero, per poi scoprire di averli addosso)Premesso questo, andiamo al nuovo mistero che sta diventando sempre più inquietante. Chi è che “sdidazza” gli occhiali? Come noto, le lenti sono spesso sporche e allora le si pulisce con l’apposito pannerino (anche quello però viene poi dimenticato in quella triste “casa di riposo” dove vengono ospitate le custodie) o con fazzoletti, fazzolettini, tovaglioli, lembi di tovaglia al ristorante, bordi di maglie, magliette, maglioni. Il fenomeno è questo: che dopo averli puliti e controllati, ed aver visto che sono splendenti e immacolati, dopo pochi secondi, gli occhiali sono di nuovo sdidazzati. Ma non dal proprietario, no! Il proprietario è stato attentissimo a non inquinare la scena del crimine. Allora da chi? E qui avanza lentamente l’ipotesi che ci sia qualcuno, un’entità astratta, soprannaturale, invisibile, che sdidazza gli occhiali. E si diverte. Deve esistere per forza, altrimenti non sarebbe possibile. Occhiali che vengono messi via, anche nelle rare apposite bustine, e che ne escono magicamente con le ditate. Li inforchi e hai subito un senso molto percettibile di nebbia in Valpadana. “Porc…”, è l’imprecazione strozzata che si sente in quei casi. E poi via, a strofinare freneticamente con maglie e tovaglioli, fino alla ditata successiva, che è subito dopo. C’è un folletto o dei folletti, dello sdidazzo, ormai è chiaro. Degli gnomi dal ditone unto che noi non vediamo e che intervengono, sghignazzando certamente fra loro, con un tempismo perfetto. Ma che gusto ci sarà mai, non si capisce. Gli occhiali presi più di mira, di solito, sono quelli dei nonni e delle nonne, che esercitano meno controllo rispetto ai giovani, e quindi con loro i malefici gnometti vanno a nozze. Gli occhiali dei nonni di solito sono dei patacconi di unto di livello altissimo. Che il nonno quasi sempre, quando se li mette dice: “An vad un càz, l’è la vciaia!”. E invece non è la vecchiaia, è il nebbione sulle lenti creato dalle sadiche e misteriose entità.

Un gesto molto diffuso, tra l’altro dalla discutibile efficacia, è quello dell’alitare sulle lenti prima di strofinarle. C’è gente che caccia delle alitate tremende, le quali risultano ancora più tremende se effettuate dopo un tonno, fagioli e cipolla, tanto da mettere a repentaglio la sicurezza degli altri. Ci sono degli occhiali che, ad alitate di alcuni amanti dell’aglio, si sono crepati. Ad altri è venuta via una vitina. L’alitata comunque resta fine a se stessa, perché poco dopo, anche se la lente è talmente pulita da risultare invisibile, gli occhiali verranno inesorabilmente “sdidazzati” da quella tremenda e invisibie organizzazione internazionale che si fa beffardamente gioco di noi.

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