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Ma signora, io non voglio
i suoi soldi appena leccati…

Cronache da una farmacia al tempo del virus. Una delle farmaciste si affaccia in strada e fa entrare il cliente di turno. “Tocca alla signora, venga!”. Poco prima, davanti all’entrata, per un buon quarto d’ora era stato recitato, da sotto le mascherine, il solito testo teatrale: “C’è lei? Lei è il primo? No, il primo è quel signore là. Ah, allora lei è dopo di me. No, dopo la signora ci sarei io…” eccetera. Come le prove libere per determinare la griglia di partenza. O la battaglia per sistemare i cavalli nei canapi al Palio di Siena. La signora entra, è bardata di mascherina e guanti, come da regolamento. Sta a distanza dal plexiglas protettivo e chiede un paio di prodotti. Viene servita. La farmacista dice: “Sono 22 euro e 50”. La signora estrae il portafogli dalla borsa, poi, siccome con i guanti non è facile avere il tatto giusto, se ne leva uno. Apre il portafoglio. A questo punto la mossa che sgomenta. E che fa spalancare gli occhi a tutti sopra alle mascherine. La signora porta il pollice alla bocca, gli dà una bella leccata, poi va a scegliere le banconote sfilandole con abile gesto delle dita, poi le porge. “Ecco”, dice trionfante. La farmacista, mantenendo la calma, osserva: “Signora, mi dà delle banconote in mano dopo averle leccate?”. E la signora: “Eh bèn? Io non ce l’ho micca vè il virus…e poi lei ha i guanti”. Semplice no? Raccontiamo il caso perché l’abbiamo visto. Il fatto che la farmacista abbia poi chiesto il pagamento col bancomat e che la signora abbia leccato il dito anche per quello per farlo uscire dal suo scomparto, è secondario. Questo per dire quali fra i tanti effetti può sortire il coronavirus. Sono effetti curiosi dove la gente si mette a nudo involontariamente (come su Facebook, dove chi è un cretino si vede immediatamente).

Altro effetto interessante del tragico momento è che tutti fanno le dirette da casa. Su Facebook o su Instagram. Soprattutto di yoga (chissà poi perché son tutti insegnanti di yoga?). ma anche di letture. E’ scattata la cultura. L’italiano è diventato coltissimo. Non racconta più barzellette, ma legge poesie di Prevert, racconti di Montale, testi di Kafka o Camus. E lo sfondo è sempre quello di una libreria. Visto che serviva avere la libreria? Nessuno che legga Camus in cucina, o in terrazza. No. Tutti con dietro di libri. Per far capire che non siam mica dei cioccapiatti. Quindi: Bologna la Colta. Altro che la grassa.

     

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