Magia di un giro in moto a Bologna quando è deserta

Come Nanni Moretti in Caro Diario. Zigzago sulla moto perchè nell’ora meridiana non c’è un’anima e attraverso l’alito caldo della città con un casco pieno di pensieri. E’ mezza vuota o mezza piena Bologna. Come quasi tutti noi, di questi tempi, che siamo mezzi pieni e mezzi vuoti per le cose che vanno così. Zigzago nell’asfalto di via Murri, aperto a velodromo. Una volta si partiva da qui, dalla porta del sud, per il caffettino a Firenze negli anni 60. Una donna attraversa con un cane, ha un passo lento di paese. Passa qualche Suv, spaesato perché ha gli amici via. Il semaforo di Porta Santo Stefano è da solo, si accende e si spegne per se stesso. In via Santo Stefano si entra in maniera solenne e si zigzaga come negli anni 50 forse si zigzagava felici. Le finestre chiuse, in alto, di gente che dorme o di gente che è non c’è. Si pensa ai cortili di là dai portoni, soli anche loro, nel caldo di ferragosto aspettando qualcuno che annaffi. Attraverso la città come su un treno che non fa fermate, come se la moto avesse finestrini da cui si vedono le cose al volo. Un ciccione cammina sotto il portico come solo d’estate può fare. La ciabatta, il bermuda, la maglietta rock. Controlla i movimenti di una bimba col triciclo. Chissà dove staranno d’inverno quelle sue rotule grandi e quei polpacci biblici. Zanarini è chiuso, riapre a settembre. Qualcuno è chiuso per ferie. Qualcuno è chiuso perché ha chiuso. Bologna sonnecchia come un gattone che ha appena mangiato. Anche i “soccmel che cheld” sono all’ombra da qualche parte, a cercare refrigerio.

Piazza Malpighi sembra un po’ una piazza di Roma, poi il respiro rovente di un autobus al semaforo di Ugo Bassi ti fa tornare qua. C’è una donna che cammina male, forse in vestaglia, sta parlando da sola e attraversa puntando verso il Pratello, dove si presume quasi che faccia più caldo, chissà perchè. E’ un T-days alla rovescia girando su verso le Due Torri. Non c’è nessuno. Si guarda in alto più facilmente in agosto e i palazzi di via Ugo Bassi e Rizzoli si scoprono importanti, massicci, quasi parigini. Uno stop del tempo. L’asfalto tremola lontano, laggiù in via Indipendenza. “Ai bala la vecia”, dicevano i nonni guardando quel baluginio. Si zigzaga. Con un senso di proprietà molto forte perché in agosto è così. Uno la sente sua, c’è poco da fare. La stazione, dove lumachine accaldate si trascinano troller gonfi, l’orologio delle 10,25, poi il Ponte di Galliera, la Bolognina, verso il sol levante. Infatti due donne cinesi con sacchetti della Coop annunciano il cambio di fuso orario anche se è la stessa ora. Si zigzaga accanto a qualche Circolo Arci dove sono rintanati da tempo i bolognesi. In fondo a una strada cieca c’è un giovane sopra a un muricciolo. Mi fermo. Gli faccio “Ma chi è poi che dice che il quartiere Bolognina è brutto?”. “Infatti”, risponde e sfreccio via (citazione per chi ha visto Caro Diario).

Donato Creti, Stalingrado, le Torri di Kenzo, evidentemente imbronciate e gelose del grattacielo di Unipol, e via di nuovo sui viali. Si zigzaga dentro da D’Azeglio e nei vicoli di Falcone, Miramonte, Mirasole dove dalle grate delle cantine viene su l’odore di muffa e i ricordi della Bologna proibita. Una signora esce da un portone, lenta, perché qui è ancora tutto circospetto anche se forse la cosa più circospetta è il caldo. Di nuovo sui viali. Mi allontano e se vengo visto da dietro partono i titoli di coda. Col sottofondo del piano di Keith Jarret. Ma forse ci sta anche una ballata di Carpani. Perché Bologna è bellissima.

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