Metti una sera a cena da amici, ma “senza l’olio di palma”

rsz_niente_2Siamo ancora vivi. Che fortuna. Siamo ancora qua dopo anni in cui abbiamo mangiato cose contenute in confezioni dove non c’era scritto “senza olio di palma”. C’era scritto invece che l’olio di palma c’era e noi lo stesso, impavidi e sprezzanti del pericolo, abbiamo mangiato il contenuto di quel sacchettino o di quella confezione e non siamo stati ricoverati o caduti in terra contorcendoci in atroci spasmi. Che culo abbiamo avuto. Oggi fortunatamente siamo rassicurati. “Senza olio di palma”. E allora con la faccia rilassata, garruli e felici, consumiamo il prodotto. Un amico professore di chimica ci ha detto che l’olio di palma è un olio normalissimo che si ricava dall’albero della palma e che non fa male a una mosca e che poi lo idrogenizzano e lo mutano geneticamente per metterlo dappertutto. Noi non ci crediamo. Ci ha mentito. L’olio di palma è il diavolo. La perfida essenza. Il nemico numero uno. Sennò non si affannerebbero a scrivere, ormai anche sui muri, che non c’è. Ormai può succedere che vai, per esempio, a fare la patente, e fuori dall’autoscuola c’è scritto “nelle nostre patenti non c’è olio di palma”. Oppure leggi per caso un segnale stradale di divieto di sosta e c’è scritto: “Questo segnale stradale non contiene olio di palma”. Come abbiamo fatto a farcela senza queste rassicurazioni che ci stanno dando oggi? Siamo nell’era del “senza”. Adesso vai alla Coop o in qualsiasi altro centro commerciale e la parola “senza conservanti” è ovunque. E quando mangiavamo le cose con i conservanti? Perché siamo sopravissuti? Vuol dire che siamo fortissimi? Si vede di sì. Occhio comunque alle confezioni. C’è scritto tutto quello che non c’è. E c’è più roba che non c’è di quella che c’è. Non c’è l’OGM, anche se le signore che fanno la spesa credono che sia tipo un preservativo e allora è un peccato. Oggi puoi acquistare tranquillamente cosa salate senza sale, cose pepate senza pepe, confezioni di ragù senza ragù, biscotti senza biscotti, cotolette senza carne, sogliole senza pesce, cioè in pratica sacchetti vuoti, confezioni dove dentro non c’è niente. E sentirci immediatamente meglio. La moda dilaga. Presto verremo invitati a cene dagli amici (presentandoci a una certa ora con una certa famozza) e leggeremo nel pianerottolo, attaccato alla porta, un cartello con l’avviso rassicurante che la cena sarà composta di piatti senza saccarosio, senza zuccheri aggiunti, senza glutine, senza estratti vegetali, senza residui di molluschi, senza grassi saturi, senza caccosio, senza glucosio, senza caccole idrogenate, senza jodio, senza lieviti, senza Ogm, Grt, Urb, Kgb, Hgd (che vai mo a chiedere cosa sono se sei buono perchè me li sono inventati io adesso), ma che si assicura la presenza di latte senza lattosio, te deteinato, caffè decaffeinato, ragù deraguizzato, verdure deverdurizzate, dolci dedolcificati, pugnette depugnettate. Che carini eh i nostri amici? Noi però gli avevamo già detto al telefono che fra di noi uno non mangia pane, non beve vino ed è allergico all’acqua minerale, uno non mangia pesce, uno non sopporta i grissini, uno si ricopre di bolle se tocca una forchetta di plastica, uno è allergico ai centritavola, uno è vegano, culano, uno è di Marano e uno non mangia. Loro ne avranno tenuto conto e quindi possiamo andare a cena tranquillamente senza dover a un certo punto chiamare un’ambulanza ed essere ricoverati in preda ad atroci dolori al Pronto Soccorso. Per poi tornare a casa guariti, andare giù al supermercato e comprare una bella baguette, cotta due anni fa in un forno di Bucarest o di Timisoara, e che messa nel forno a microonde, viene fuori stupenda e croccante. Soccia che buona!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *