Mi chiamo Stefanone,
il pedone che se ne frega

_PedoniSono Stefanone, un pedone bolognese. Ho letto la scorsa settimana la lettera di Carmelo il ciclista e adesso vorrei intrevenire sulla questione. L’è inottil c’as lamànta Carmelo, Bisàgna andèr a pì, a piedi bisogna andare. Noi pedoni possiamo fare veramente quello ci pare, an avàn megga da guardèr al codice della strada nuèter. Possiamo far tutto. Girare in mezzo alla strada, andare contromano, correre sotto i portici, passare coi rossi. Ben non è bello? E poi seguiamo anche noi una nostra disciplina. Per esempio attraversiamo la strada all’improvviso, anche in diagonale che [ bellissimo, sbucando da dietro alle colonne di un portico o dietro a una macchina parcheggiata. Questo per vedere se gli automobilisti sono attenti. Non è mica necessario andare ad attarversare la strada solo dove ci sono le strisce, nooo, quelle sono per i vecchietti. Noi attraversiamo dove cavolo ci pare e buonanotte. Anche senza guardare, as capèss. Guardando nel telefonino, si va su Whattsapp o su Facebook, si attraversa e buonanotte, chi se ne frega se arriva una macchina o un motorino. Si fermeranno no? Noi pedoni abbiamo a disposizione i marciapiedi, questo d’accordo, ma nulla ci vieta, anche con la presenza del marciapiede, di camminare in mezzo alla strada, sfiorando le macchine parcheggiate, soprattutto nelle stradine strette. Così stimoliamo il livello di attenzione delle macchine e di chi guida un mezzo. Soprattuto gli autobus. Gli autisti degli autobus a volte si arrabbiano ma lo facciamo per il loro bene, così ci possono fare il pelo, acquistando così la consapevolezze di quanto è largo l’autobus. Quando ci sono i T-days ci annoiamo un po’, non c’è gusto, non possiamo spaventare gli automobilisti e quelli dei motorini attraversandogli davanti di corsa all’improvviso. E’così bello quando loro inchiodano e in più si prendono anche dei nomi da noi. I più attenti, appartenenti alla nostra Associazione Pedoni, si muniscono anche di ombrelli o racchette, quelle da sci che adesso si usano anche per camminare in città, frutto di una mente malata che le inventate. Servono da dare sui cofani delle macchine, anche se si sono fermati alle strisce, ma troppi vicini. Pem! Gli diamo la botta e così imparano. Ci sono delle signore anziane che sono fantastiche. Anche se la macchina si ferma lentamente, a due metri dalle strisce, vanno loro verso la macchina e “pem!”, gli danno la botta. Così, tanto per far capire che aria tira.

Le strisce pedonali sono il nostro regno, anche se, come dico, attraversiamo dove ci pare. A me am piès dimondi fèr dou ciàcher con un amico, camminare in centro e poi fermarmi ogni tanto per ribadire il concetto. E’ bello bloccarsi a metà delle strisce, così le macchine devono aspettare che noi abbiamo fatto i nostri comodi. Quando attraversate la strada, lo dico agli altri pedoni che a volte non osservano questa regola, bisogna andare piano, lenti. Che quelli delle macchine non devono aver fretta. Andate del vostro passo, anzi, più lenti se potete, così si rilassano un po’ anche loro. Io ho degli amici che quando c’è “avanti” nel semaforo si fermano e passano quando scatta l’”alt”. Axè, par fèr i èsen. Ma anche per far capire che sulla strada comandiamo noi. Ma cosa c’è di più bello che attraversare la strada, sulle strisce o meno, non importa, digitando sulla tastiera del nostro telefonino e poi fermarsi in mezzo alla strada guardando fisso nello schermino? Oddìo, ogni tanto si sente suonare il clacson mo bisàgna fèr fenta ed gninta e tener botta. Ahahah. Che bello fare i pedoni. E, se per caso usiamo la macchina, scendere all’improvvoso aprendo di scatto la portiera. I motorini fanno dei zigzag che è uno spettacolo. Qualcuno si schianta, ma pazienza. Doveva stare più attento. Con questo vi saluto e salutatemi anche Carmelo.

Vostro Stefanone, il pedone.

 

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