“Mi scusi, mi manda Aldo, che mi fa uno sconto?”

“Senta, mi manda Aldo, quello della bottega di frutta di via Dagnini, ha presente?”. La risposta più bella e istintiva sarebbe: “Ma chi se ne frega se ti manda Aldo”. Sì perché c’è continuamente della gente che “la manda” qualcun altro. Gente mandata. Non gente che ci va con slancio proprio. Ma perché? Perché ti fai mandare? “Buongiorno, io sono un amico di Lucio…Zambelli, Lucio se lo ricorda? Mi manda lui”. Il ristoratore (di solito succede al ristorante) agggrotta per un momento le sopracciglia poi capisce che deve fare buon viso e spalanca un sorriso: “Ma certo, Lucio, come no? Come sta quel birbante?”. Ma se vai a scavare, sotto sotto, scopriresti che non ha la più pallida idea di chi sia questo Lucio. E lo chiama birbante per far vedere che è in confidenza col fantomatico Lucio. “Mi manda tizio, mi manda Caio, sono un amico di…”. Come fosse un passpartout verso uno sconto o un trattamento particolare, esclusivo, vantaggioso insomma. Di solito la faccenda comincia a monte. Con l’amico che dice: “Vai dal proprietario e dì che ti mando io…vedrai che…”. Ognuno al mondo pensa di avere in mano l’universo e quindi se ti manda là lui, tu puoi star tranquillo. Come se, nella malaugurata ipotesi non ti mandasse lui, ti prendessero a pedate nel sedere. O ti sottoponessero a sevizie e a torture efferate. Bologna è piena di gente che “la mandano”, che viene “mandata” e che lo annuncia con tronfia pomposità (come una parola d’ordine che spalanca le porte del Regno). Ma è piena anche di gente che fa finta di aver capito chi è che l’ha mandata.

Il fenomeno presenta risvolti curiosi e armi a doppio taglio. Per esempio nessuno si è mai chiesto se quello da cui si è “mandati” è o meno una persona gradita al gestore. E in più comunque, per la verità, l’ostentare un “mandante” come biglietto da visita è una cosa che può anche essere un po’  offensiva. “Ah ti manda Luciano? E me lo dici?- pensa il ristoratore, o il proprietario di un negozio, ma anche un medico o qualsiasi esercente pubblico -. Allora pensi che se non ti mandava Luciano io ti avrei truffato? Credi che dicendo così io non applichi automaticamente la mia ferocia e cattiveria sui prezzi o la mia abilità ad ingannarti maleficamente?”. Invece la gente continua imperterrita a dire chi l’ha mandata. “Buonasera. Io sono amico del geometra Bertuzzi, mi ha detto tu vai là e dì al proprietario che ti mando io”. Il ristoratore abbozza e fa vedere che ha capito annuendo e sorridendo (falso come Giuda). E alla fine quando è il momento del conto porta un foglietto con scritto, per esempio, 80 euro su cui lui poi ha tirato una riga e ha riscritto sotto: 65. In realtà il conto sarebbe stato in realtà 65 ma in questo modo, il gonzo che aveva detto di essere stato mandato da Bertuzzi, va via tutto contento e dopo telefona a Bertuzzi ringraziandolo. Una commedia dell’arte fantastica. La scena successiva è il ristoratore che spulcia nella sua agenda e su Facebook per capire chi diavolo è sto Bertuzzi. Un sogno. Che un giorno un ristoratore, che ti farebbe pagare 30 euro se tu andassi a mangiare da lui come un cliente qualsiasi, siccome hai detto, quando ti sei presentato, che ti manda Tizio o Caio, ti stanghi un centone e buonanotte ai suonatori. Così impari. Sì perché a lui, e tu non lo potevi sapere, Tizio (o Caio) stava tremendamente sui marroni.

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