Mosca sulle file alla posta

In che secolo vedremo uno di buonumore in fila alla posta? Facce serie. Teste che ogni tanto dondolano impercettibilmente di qua e di là, sintomo di diniego. Segue o procede quasi sempre un sospirone, anche un po’ sonoro, per attirare l’attenzione. A parte che il sospirone in fila, alla mattina, è fastidioso perché  spesso ti arrivano addosso, senza pudore, degli aliti da oltretomba, c’è annesso quasi sempre un dialogo di pessimismo cosmico. “Aaah, guarda che lavoro…ci son solo due banchi aperti, con tutta sta gente”. E la signora dietro: “Ah io non lo so…”. La gente quando diniega e si lamenta quasi sempre “non sa”. “Non lo so neanch’io signora…e poi c’è un nervosismo, ha visto?”. “Un nervosismo e della gran maleducazione…”, dice il signore davanti girandosi e partecipando subito al dibattito. “Ieri han fermato il 13 perché han preso uno che rubava…ho dovuto aspettare quello dopo”, fa la prima signora. “Han fatto bene a prenderlo”, dice la seconda. “Almeno uno”, ribatte il signore, “mo gli altri? Chi li prende gli altri? Ah guardi non si sa cosa dire…”. Si aggiunge una quarta signora, nervosissima: “E poi quelli che tentano di passar davanti…fan finta di niente e fanno i furbi, è un lavoro, un lavoro, un lavoro…”. Quando c’è la lamentela che scatta la gente “non sa” e dice che è “un lavoro” diverse volte consecutivamente. C’è un signore che sta zitto, segue compassato la discussione e aspetta, tanto lo sa che prima o poi qualcuno la butterà in politica. Ecco puntuale la seconda signora che a un certo punto cala l’asso: “E’ colpa di quelli là a Roma, con quello che prendono. E a me han calato la pensione…è uno schifo”. Allora: si aggiunge un terzo elemento: la gente “non sa”, “è un lavoro, un lavoro, un lavoro”, e “è uno schifo”. Il signore che è stato zitto fino adesso, sente che è arrivato il suo momento e dice una cosa distrattamente, quasi commentando fra se, buttandola là: “Finchè non nasce un altro bambino pelato di Predappio non c’è niente da fare…”. La coda ha un sussulto. Scuotono un po’ tutti la testa facendo di no e guardando nel vuoto. C’è un silenzio più o meno lungo. Poi la signora: “Aaah, non lo so come andrà a finire..so solo che qua è così…”. Non ha detto niente in pratica. Sta prendendo tempo. Non si azzarda a condividere o a ribattere. Gli altri pure. Il signore poi cala il suo briscolone definitivo che ammazza tutti gli assi: “Han detto che crescono l’Iva, aumentano il gas e abbassano le tredicesime…da quest’altra settimana”. Si girano tutti quasi all’unisono: “Davvero?”. “Sì me l’ha detto uno che conosco che è dentro a Montecitorio, ma non si sa ancora”. La rivelazione, ovviamente non vera, spegne la discussione. Il signore davanti si stacca e va al banco. Le teste continuano a scuotere. E quello che ha calato il briscolone è soddisfatto. E’ una figura frequentissima. Sono dei professionisti. Vanno apposta nelle file per sparare la “bufala” e vedere l’effetto che fa. E sghignazzano sotto i baffi perchè le vittime, poco più tardi, si giocheranno la stessa briscola con qualcun altro passando per superinfomati.