Noi di Bologna, grandi intenditori di calcio

Una buona squadra, altro che pippe. Che ogni tanto va in amnesia, ma che ha uno dei migliori allenatori italiani e che è messa giù con molto senso e molta testa. Il Bolo. Mo vè. Adesso ha 8 punti in più della terzultima. Mo vè.  Mai pensato (personalmente) che rischiasse l’abisso anche se stiamo lì tutte le domeniche a guardare cosa fa il Siena o il Palermo o il Genoa. Per paura. Lo facciamo per spirito pessimistico tipicamente bolognese. Godendo del disastro. Come quelli che godono a vedere l’incidente in Formula 1. Tipico. Avremmo per malformazione congenita già cacciato Pioli mille volte. Abbiamo detto cento volte che non capisce niente di calcio, che era nel pallone. E invece nel pallone siamo noi. Che urliamo a Guaraldi: “Vattene!”. “Che Guaraldi si faccia da parte, che se ne vada!”. E chi vieni? Te? Vieni mo te allora e tira fuori 10 euro. Il povero martadellon Guaraldi ha fatto quello che ha potuto ma nessuno ha pensato mai fino in fondo che non c’è uno straccio di un soldo. Il Bologna è in bolletta dura, ha rischiato di non pagare gli stipoendi ai giocatori e sta facendo un miracolo. E invece tutti coi venoni gonfi al primo pareggio: “Andatevene!”.” Questo è un idiota, quest0’altro non capisce niente…bastaaa”. Poi arriva un greco mai visto su cui si sghignazzava che la mette dentro e dimostra di essere

un giocatore di calcio e allora tutti: Mo ve'”. E i deficienti tornano a essere (forse per una settimana o una decina di giorni) della gente che si intende di calcio. E’ che la gente che fa il suo mestiere bene o male fa il suo mestiere. Solo che, quando si tratta di calcio, chi fa un altro mestiere vuole fare il mestiere dell’esperto di calcio. Mandando via Tizio, rimpiangendo Sempronio. Okay. Prendiamo un tecnico delle caldaie. Improvvisamente tutti si avventano su di lui e gli spiegano come funzionano le caldaie, come si smontano, come si puliscono. Ma tutti: elettricisti, impegati, notai, commessi, fruttivendoli, gelatai. Tutti. E dicono al tecnco della caldaia che è un deficiente, che se ne deve andare, che non capisce una minchia di niente. Questo succede a chi lavora nel calcio (dove per altro, per carità, ci sono anche i suoi belli imbecilli). E allora nel pallone non era e non è Pioli. Nè il povero Guaraldone. Ma noi. Grandi tecnici delle caldaie di tutto il mondo.

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