Non c’è partenza senza il: “Mi sarò dimenticata di sicuro qualcosa”

C’e` una frase ben precisa, codificata, infallibile nella sua cadenza che viene pronunciata di solito sul taxi che va in stazione o in aeroporto o sulla macchina che ti e` venuta a prendere. Siccome siamo in apertura di vacanzine, adesso quella frase e` gia` abbondantemente in uso. Scatta dopo aver fatto gli ultimi ritocchi alle valigie, dopo aver controllato di aver chiuso bene casa, dopo aver guardato se i passaporti o i biglietti ci sono, dopo aver riaperto la valigia per ficcarci dentro un cappellino o delle forbicine da unghie. Tutte operazioni queste, e non si capisce il perche`, che si svolgono in un affanno da pre-infarto, con gesti convulsi e corsette isteriche per la casa. Nessuno fa mai questi gesti con calma. Sempre impiccati, sempre agitati, sempre in ritardo. Le partenze sono sempre cadenzate da un’enfasi come se uno stesse per lasciare non la casa, la citta`, gli amici, ma questa terra e questa galassia. Una sorta di fretta per un addio definitivo in cui marito e moglie, per la tensione, si mangiano la faccia con insulti da osteria, offese da carrettieri, vaffanculi biblici. Poi la frase. La frase, dicevamo, viene detta in macchina, appena partiti con lo sguardo rassegnato. E cioe`: “Mi saro` dimenticato (o dimenticata) sicuramente qualcosa”. Oppure: “Ho la sensazione non aver preso tutto”. La gente lo sa gia`. E` sicura. Nessuno, da quando esiste il mondo, ha preso tutto. “Hai preso tutto?”, e` la frase che il marito di solito dice alla moglie poco prima di uscire. Lei risponde un “si`” secco, che non ammette repliche. Il marito, piu` e` anziano e piu` e` esperto, annuisce e fa un sorrisino che non si vede. E dentro di se, ma senza dirlo a voce alta, appena sussurrato fa: “Seh, am taj i maron”, denunciando di essere disposto a mettere in gioco gli strumenti essenziali della sua virilita` nel caso la moglie (per dir meglio “lei la`”) abbia preso tutto. E a questo punto si entra nell’infinita casistica delle cose che si sono lasciate a casa. Di solito sono: golfini, cerate da pioggia, cappellini per il sole, scarpe, dentifrici, spazzolini, libri, creme, pillole per il cuore, rasoi eccetera. Tutte cose per cui al “Eeeeeeh…mi son dimenticata la (tal cosa)”, l’altra metà dice, per lenire l’afflizione profonda: “Dai, la compriamo poi la`”. Cosi` si arriva nel Mato Grosso e fra i ghiacci della Scandinavia, o nell’atollo sperduto delle isole Culez e invece di godersi le prime ore in relax dopo il viaggio, si vaga nel nulla a cercare una cerata da pioggia, un dentifricio o una pillola, che senza quella probabilmente entro 24 ore forse sei morto. Qui si passa dal: “Anche te pero`…dimenticarsi una roba cosi`..dove hai la testa?”. E a seguire tutta la sequela di discorsi sul cominciare a perdere dei colpi che pero` pare cominci gia` a trent’anni. I casi piu` estremi, e questo succede in aeroporto o gia` sul treno, e cioe` in un punto di non ritorno, riguardano i passaporti, i biglietti o le prenotazioni degli hotel. Quando la sensazione che ti aveva assalito in macchina di non aver preso tutto, si riferisce al passaporto, beh, li`, un filino di preoccupazione puo` sorgere. Ma li` siamo ai confini del ricovero immediato. Comunque nessuna paura. Succedera` anche al ritorno. Lasciata una stanza di qualsiasi albergo, pensione, resort in qualsiasi parte di mondo ci sara` sempre la frase: “Dai mo’ l’ultima occhiata se abbiam preso tutto”. E nonostante quell’ultima occhiata, negli alberghi rimangono mutande, costumi da bagno, Ipad, blister di Cialis, ciabatte e spesso pillole per il cuore “che dai, tanto le ricompri poi a casa…”. Aggiungiamo un forse. E una toccatina portafortuna.

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