Non si vede e non si sente. La mania dei “videini” ai concerti

rsz_videoBasta andare a qualsiasi concerto, o in qualsiasi posto dove ci sia un’esibizione su un palco. Lo spettatore guarderà per cinque o sei minuti lo spettacolo, poi gli verrà in mente che in tasca ha il cellulare e allora lo estrarrà. A quel punto parte la ridda inconsulta di video e di foto. Guardando da dietro le platee si vedono queste mani protese in alto, sopra le teste che puntano il telefonino per immortalare il concerto. Ebbene, quelle foto, ma soprattutto quei videini dei concerti dal vivo sono sempre, inesorabilmente, una delle cose più brutte mai viste dall’era paleolitica ad oggi. Le riprese dei concerti e degli spettacoli sono inguardabili. E chi le fa infatti non le riguarderà mai più, se non poi metterle comunque su Facebook (o girarli agli amici su Whattsapp per fare vedere che c’era) in modo che siano inguardabili anche per gli altri. Il miglior concerto del mondo, l’evento epocale più epocale, viene miseramente e tristemente vanificato e massacrato dalla fibrillante mania di documentare tutto (anche i momenti intimi sul cesso, certo, già visti più volte) che ha colto l’essere umano negli ultimi tempi. C’è addirittura chi comincia prima del concerto, per fare tutta la storia della serata, con insignificanti mozziconi di 30-40 secondi di niente, con della gente che vaga, il palco là in fondo vuoto, la classica carrellata che va a cercare chissà cosa perché non c’è niente, carrellata che finisce poi sul protagonista (o i protagonisti) del video che farà una faccia, quasi sempre da culo, tirerà fuori la lingua per fare un muso (nelle foto e nei video si fa spesso un muso e non si sa perché, ma la cosa è allo studio di esperti), oppure farà il segno con le due dita a vu, che non si sa se vuol dire, vittoria, pace, amore o bisogno di andare un attimo in bagno. Poi ci sono i videini del concerto. Intanto cominciano sempre che la canzone è già iniziata e si fa fatica a capire a che punto è, anche perché l’audio è solitamente pessimo, impastato, gracchiante. Già nei concerti non si capiscono mai le parole di chi canta perché i musicisti sfrantano i marroni suonando sempre a volumi impensabili, figuriamoci nei videini di un povero smartphone. Il cantante o il gruppo non si vede mai, è una macchia sfocata e bianca che si muove là in fondo, perché le luci sul palco sono talmente forti che bruciano qualsiasi schermo, a meno che non si tratti di roba superprofessionale. Quindi non si capisce niente, ogni tanto chi fa il video gira il telefono verso se stesso e i suoi amici e tutti stanno ridendo, cantando e ballando, sempre con le dita a v. Anche lì non si capisce che canzone è e di chi è il concerto. Poi il cellulare viene ripuntato in direzione del palco che è sempre a due o trecento metri da lì. Quindi il risultato è un impasto insulso di suoni e immagini bruciate. Ma il video non è uno solo purtroppo. L’autore ne farà sette o otto e li posterà tutti sul suo profilo o sulle storie di Instangram. I mozziconi di canzoni durano circa 10 secondi. Dicevamo che cominciano sempre che il pezzo è già iniziato e si troncano brutalmente mentre l’esecuzione è ancora in corso. Mai visto un inizio o la fine di un pezzo in quei videini. La cosa curiosa è che quei videini non solo chi li ha fatti non si sogna più di guardarli, ma anche chi li vede pubblicati, li ignora bellamente senza pietà. Tutt’al più ne guarda tre secondi, poi capisce subito l’insostenibile bruttura della cosa e chiude. Quindi la domanda alla fine dei conti è: a cosa servono i vedeini registrati durante i concerti o gli spettacoli? Che piacere creativo od estetico offrono a chi li fa o a chi dopo li guarda? La risposta è difficile e forse non è nemmeno una sola. Ma una sicura forse c’è: servono a intasare la memoria del telefono che dopo uno dice: “Oh, nel mio telefono non ci sta più un cazzo”. “Cancella le foto e i video”, dice l’amico. E a quel punto l’autore dei capolavori viene catapultato in una profonda costernazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *