Non trovi quel che cerchi? Perchè manca il “gesto finale”!

rsz_ordine_casaNon si tratta di mania dell’ordine o di qualsiasi altra paranoia della gente che vuol mettere a posto o pulire. Sulla pulizia ci sono persone che impiegano un terzo della propria vita a pulire una cosa che è già pulita, ma qui siamo già su altri livelli. Sentita mille volte, con in terra solo un microscopico pezzettino di carta o una piega del letto non perfettamente a posto, dopo una festicciola di ragazzi, dire dai tutori dell’ordine e della pulizia (trattasi quasi sempre di mamme o di nonne, perché un concetto simile da un uomo non è mai stato pronunciato dai tempi di Neanderthal): “Ho trovato la casa che è uno schifo”. Qui il tema è diverso: si tratta del gesto finale. Il gesto finale è quella cosa, soprattutto si parla di famiglie composte da adolescenti maschi e femmine, che fa tornare al loro posto cose che sono state spostate da quel posto. Esempio: un sacchetto di merendine, appena acquistato al supermercato, è chiuso e sta nello scaffale di un mobiletto della cucina. Quando viene aperto, per consumare uno, due o tre prodotti del suo contenuto (spesso anche venti), lo si può poi trovare desolatamente aperto (quasi sempre male) sul mobile di una sala, sotto a un letto, o su uno scaffale dell’ingresso dove stanno abitualmente le chiavi. E’ mancato il gesto finale, cioè quello di rimetterlo dov’era. Specialisti del mancato gesto finale sono ragazzi e ragazze di un’età che varia dai 13 ai 25 anni. Il problema non è fine a se stesso, badate. E’ a catena. Sullo scaffale di ingresso dove ci sono, abbiamo detto, le chiavi, ora c’è il sacchetto di merendine ma non ci sono più le chiavi stesse che, in virtù del mancato gesto finale, sono invece sul tavolo della cucina, dove ci sono sempre state le forbici che in quel momento invece sono in garage sulla mensola dove c’è la cassetta degli attrezzi che però non c’è, è in giardino, dove è servita per riparare una seggiola con un cacciavite. Il quale cacciavite però, non è già più nella sua cassetta ma appoggiato su un mobiletto del bagno dove di solito c’è il rasoio che non è più lì, ma nella casa in montagna della Fede, la fidanzata del figlio, che ha trascorso il weekend lì ma poi hanno litigato e si son lasciati, quindi addio rasoio. Insomma, se uno cerca in casa un oggetto qualsiasi, una cosa che in quel momento gli serve, entra in un caos cosmico dove non si trova più nulla e si trovano invece cose sorprendenti, che uno cercava da anni. Come uno spazzolino da denti elettrico che era dato per perso (e ne è stato acquistato un altro), quando invece era felicemente appoggiato nella mensolina del vano doccia. Quindi si vede gente che vagola per casa alla ricerca di qualcosa che è stata spostata senza gesto finale, ma anche di cose dimenticate per Alzheimer, tipo il nonno che dice: “Mo duv’eni i mi ucèl?”, dove sono i miei occhiali, quando invece li ha addosso. Attenzione però, in questo caos cosmico c’è anche la possibilità di trovare in posti clamorosi cose che non c’entrano nulla, tipo una confezione di patatine nel mobiletto dei piatti o delle forbicine in un cassetto delle camice. Ecco, in quel caso non sono oggetti ai quali è mancato il gesto finale, ma cose che sono state nascoste in punti strategici per non farli trovare agli altri e poterne disporre quando se ne ha bisogno. Io per esempio tengo il bagnoschiuma e lo shampoo dietro a un videoregistratore. E quando li ho usati li rimetto lì. Salvo poi dimenticarmi del gesto finale e quel bagnoschiuma e quello shampoo sono perduti per sempre. Nel senso che li ritrovi sì nella mensolina del vano doccia, ma vuoti, perché i ragazzi, a livelli di doccia, consumano come una Ferrari consuma benzina. A proposito. Forse questo è l’ultimo articolo che faccio, in quanto il portatile, fra poche ore, sarà a casa di Gegio, perchè…“ci serviva per vedere un film in streaming”. E Gegio, all’alba, è già partito per New York. Torna a settembre. E il gesto finale del computer che torna a casa? Seh, bonanòt.

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