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Occhi bassi, mi raccomando
c’è quello che vuole attaccar bottone

Gli ostacoli per andare al bar. Va bè, intanto la mascherina (che poi ti togli per bere il caffè e mangiare la pasta, meno male), poi i segnali dei lavori in corso con quel nastro bianco e rosso che devi seguire sennò ti fulminano. Ma l’ostacolo numero uno è imprevedibile, perché non lo puoi intuire, non lo puoi intercettare né evitare. E’ quello che vuole attaccare discorso. D’accordo che magari sei solo, sei stato solo per tutta la quarantena, non hai un cane o un gatto con i quali la gente parla abitualmente pensando di essere capita (se uno di sti giorni arrivasse una risposta da qualche cane o gatto, però crollerebbero svenuti), d’accordo tutti ma quando entri al bar, ti guardi intorno per vedere chi c’è e poi butti là la seguente frase: “Che paese, eh?”. Ovviamente al “che paese” tutti guardano da un’altra parte, qualcuno addenta una pista in maniera più concentrata desolato, altri guardano le confezioni di caramelle, altri ancora fanno finta di interessarsi a un nuovo tipo di ginseng, quando il ginseng gli ha sempre fatto schifo. Il tipo si guarda attorno, vede che non ha attaccato e ripete: “Che paese!”, cambiando un po’ enfasi e scuotendo la testa. Niente. Silenzio. Il segreto è non incrociare lo sguardo sennò sei fritto, perché se incroci lo sguardo e annuisci, anche impercettibilmente (chi ha un po’ di Parkinson ovviamente è svantaggiato), lui parte. “Che si debba vedere…” e via con una qualsiasi recriminazione su qualcosa che non va: gli assegni di sussistenza , la disoccupazione, le banche, le file alla Coop, Conte, i tg, i virologi. Quando all’inizio dire: “Che paese!”, non sai di cosa vuol parlare. Ma è facile. O di quegli argomenti o di una cosa che gli è appena capitata all’Inps. Il suo sguardo si sposta nervosamente su tutte le facce dei presenti ma, quasi sempre, non trova appiglio. C’è il terrore del bottone. Il terrore che lui parli mezzora e tu sia costretto ad annuire per tutto il tempo dicendo ogni tangto: “Eh sì…è un bel casino…”. Di solito riprova una terza volta, facendo finta stavolta di dirlo fra se e se: “Che paese, ragazzi!”. Se hai finito la pasta ti affretti a pagare. C’è qualcuno che ha una tecnica, quella di tirar fuori il cellulare e dire: “Pronto”. Poi cominciare a parlare, ma dall’altra parte non c’è nessuno. Lui è salvo. “Che paese” allora se ne va, mesto. Magari uscendo butta là un “Valà valà valà…”. Nel bar si tira un sospirone. Come quando il cattivo di Tex esce dal saloon. 

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