Occhio ai bottoni sulle vacanze, si può morire

E’ un brutto momento. Bisogna stare attentissimi ad entrare in un negozio. Oppure bisogna entrarci quando non c’è nessuno al bancone. E’ il momento in cui puoi rimanere vittima indiretta di una mazzata tremenda: il bottone sulle vacanze. Può succedere ovunque. In posta, in farmacia, in cartoleria, dal macellaio. Basta ci sia una persona davanti a te. Aspetti paziente che abbia comprato tutto quello di cui ha bisogno, poi quando vedi che chiede quant’è tiri un sospirone perché vuol dire che ci siamo. Ecco che paga, ecco che saluta. Sta andandosene, si stacca dal bancone, ecco, saluta.  Tocca a te. E invece zac. Il cliente o la commessa (o farmacista o impiegata che dir si voglia) dice: “E’ già in partenza? Va in vacanza”. Alè. E’ finita. “No, ancora no, sa mio marito lavora ancora, fino al 6 quest’anno, andiamo via dopo”. “E dove andate?”. A questo punto è proprio la morte civile perché qui nessuno se la cava con una destinazione secca, tipo Grecia, o Turchia, o Groenlandia.  “Allora, prima andiamo a trovare i nonni a Lizzano, poi passiamo ancora da Bologna che viene giù il tecnico della caldaia per montare un bruciatore nuovo che ha detto che può solo il 10, poi andiamo in Irlanda, abbiamo preso un pacchetto in aprile che costa poco, macchina compresa, ma speriamo nel tempo perché han detto che tutta l’estate non sarà a posto…”. A questo punto due volte su tre la persona dall’altra parte del bancone è già stata in Irlanda. E allora è davvero finita. “Guardi, io in Irlanda ci sino stata due volte, una nel duemilae..nove, no…duemila e dieci…o forse…(se c’è l’inchiodo sulle date si può anche morire anche se ai fini del racconto non sembra la notizia fondamentale)..no ecco, duemila e otto e duemila e dieci (ooooo!)…ecco abbiamo patito un freddo, ma un freddo, si porti delle cerate eh signora, si perché tutti giorni piove. Poi viene il sole eh, ma tutti giorni fa un po’ d’acqua. Che mio marito ha preso una tosse, mo una tosse che per fortuna avevo preso dietro dello sciroppo…”. Intanto tu sei lì che aspetti col tuo numerino e intanto dietro hai già due persone. Quando sembra che l’incubo stia finendo la signora che sta andando via fa: “E i suoi figli come stanno?”. “Bene, bene, stanno partendo anche loro”. “E dove vanno?”, eccola che si ferma. Qui scatta il racconto dei viaggi di ognuno dei due figli con tutte le tappe e i prezzi. C’è un momento in tutto questo fondale in cui pensi di farla finita ed è quando il signore dietro di te, appena trova uno spazio per intervenire dice: “Comunque è tornato ieri mio nipote dall’Irlanda e ha detto che quest’anno piove meno…è il clima che è cambiato”. Si passa a una discussione sul fatto che è meno caldo del solito e che anche l’inverno è stato meno freddo. Tutti concordano che le condizione metereologiche sono effettivamente cambiate e c’è sempre uno che dice che quest’anno ha speso meno di riscaldamento rispetto agli anni scorsi. In fondo alla fila viene sussurrato un “Dumaron” impercettibile. Vengono snocciolate le bollette di Hera di tutti e a quel punto non ti ricordi più perché sei lì e cosa sei andato a comprare. La signora si congeda e se ne va. Ma sono passati forse cinque, venti minuti, o forse due ore. Anche tu la segui in segno di resa. Dai, si riprova domani, chissà.

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