Occhio ai dati sensibili,
ma la nostra finta privacy?

ladro-pirata-informatico-che-ruba-i-dati-sensibili-come-parole-d-ordine-da-un-personal-computer-59729864Si parlava l’altro giorno in Piazza Maggiore nel classico crocicchio dei pensionati saggi, dei dati sensibili. Nessuno riusciva a spiegare perchè sono diventati così importanti e soprattutto che cosa sono. Poi c’era il solito super saggio, informatissimo, che ha detto a tutti che se perdono un dato sensibile, secondo una legge entrata in vigore pochi giorni fa, possono prendere una multa fino a 20 mila euro. Molti hanno scosso la testa. Altri si sono toccati i marroni dicendo che il loro dato sensibile era quello e andando via ridendo della propria battuta. Quando non si capisce una cosa spesso la si butta sul ruvido e sul greve. Pazienza. Ma ride. Invece con la privacy non si scherza. La privacy va di moda da qualche anno. Prima non c’era e quindi se uno imparava la tua data di nascita, o come ti chiamavi, o se eri sposato, tu morivi. Pochi sono quelli sopravissuti. Quei pochi oggi, per paura che qualcuno tratti i loro dati, hanno imparato duecento pin, puk e password che non permettono a nessuno di spiare nelle loro cose. Poi però ricevono cento telefonate sul cellulare, mentre sono a tavola, a pranzo o a cena, con gente che senza chiedere permesso gli propongono nuove tariffe internet o telefoniche. Si vede che il numero di telefono non è un dato sensibile. Se lo tocchi non fa ahi e se gli dici dei nomi non se la prende più di tanto. Se uno vuole proteggere il proprio numero di telefono deve sotterrarlo in una cassa blindata a cui hanno accesso solo tre persone in tutto il pianeta solo che uno vive in Nuova Zelanda. Così se uno se lo dimentica diventa molto insensibile e smadonna per ore. Insomma siamo al trionfo della protezione dei nostri dati. Oggi non possono più chiamarti per nome neanche a una visita in ospedale quando tocca a te perchè se la voce chiama forte: “Caburazzi!” Gli altri in sala d’aspetto in quel momento sanno che te sei Caburazzi e magari vanno a dire in giro: “Sapete? A fare una visita c’era Caburazzi”, la cui notizia potrebbe essere di un importanza tale da sconvolgere milioni di esistenze. Allora chiamano: “Bruno!” E così Caburazzi è protetto. Possono dire: “Sapete? C’era Bruno a fare una visita”. E gli altri chiederanno: “Bruno chi?”. “E’ lì il bello” sarà la risposta. Per proteggere la gente oggi la si chiama con un numero. E dopo hanno un bel da fare i saccheggiatori di dati (che come si sa sono in agguato soprattutto nelle sale d’aspetto) a capire chi è il numero 5. Bisogna proteggere i dati, non perderli appunto perchè ti fanno il multone da 20 mila euro. L’altro giorno uno ha buttato il suo nome e cognome e la data di nascita in un fiume, l’hanno visto e l’hanno chiamato 12, tanto per dire. Poi l’hanno rinchiuso in un posto dove dovrà dire perchè ha buttato via i suoi dati e sarà sottoposto a un corso di sensibilità da parte di una coppia gay di Torino, nota per la sua sensibilità.

Il mondo ha vissuto per 2000 anni senza le password e più o meno sono successe cose abbastanza normali, ma se adesso ne perdi una sei rovinato. Una password non protetta può rimbalzare nel mondo e cadere nelle mani di un trafficante colombiano che di conseguenza potrebbe inserire coca nel tuo conto corrente rendendola invisibile ai controlli. Nessuno potrà poi più parlare al telefono in treno ad alta voce per esempio di un garage da aggiustare perchè il dato potrebbe essere rubato e venduto per esempio a Sorce e Vannini. Infine non potrà più dire la frase “Io sono fatto così” perchè è un dato molto personale e dopo la gente sa come sei fatto e potrebbe rivendere il tuo dato a un multinazionale americana. Per scherzare i pensionati l’altra mattina dicevano l’un l’altro: “Lulè l’è Anteo Gamberini! Al sta in via Toscana 58/4 e nel conto l’ha doumela euro”. Spesso la reazione era: “E a me am’ frega un caz”. Ma ovviamente non era vero. Era un dato che lui poteva rivendere. Insomma, siamo più protetti e e dobbiamo proteggerci. A proposito: “Drinn! Pronto signore sono di un nuovo network che vuole darle la possibilità di fare un nuovo contratto vantaggiosissimo…”. “Chi le ha dato il mio numero?”. “Non lo so. L’avevo in lista, telefono dall’Albania…”.

 

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