Occhio, c’è in agguato
una infilata di sfighe

semaforo-rossoParliamo di “infilate”. Le infilate sono quelle azioni ripetitive e concatenate che determinano il nostro umore nel corso di una giornata. Esiste evidentemente, da qualche parte dell’universo, uno seduto a un quadro comandi che decide, per ognuno di noi, l’infilata di cose, e sempre secondo un criterio personalissimo e a noi sconosciuto. Per esempio il telefono. Chiami uno: non risponde. Chiami una seconda persona: non risponde. Hai bisogno dell’idraulico, chiami: non risponde. Decidi di chiamare la nonna: non risponde. Poi chiudi con la chiamata all’Acli per una cosa sulla pensione: non risponde nessuno. Ecco, questa è la classica “infilata£. Che alla quinta telefonata a vuoto uno fa: “Mo soccmel!”, con molte “o”, molte “c” e molte “l”. Oggi si sa, più o meno l’80% della gente non risponde più al telefono. Preferiscono richiamare e spendere di più in chiamate. Affari loro, questione di gusti. Ma le infilate, organizzate misteriosamente dal nume cosmico delle infilate, sono tantissime e vario genere. Per esempio le infilate dei semafori. Delle volte li prendi tutti rossi. Ma tutti. Delle volte tutti verdi. E lì sei fottuto perchè sei soprapensiero e ti dimentichi che in viale Panzacchi c’è un bagaglio che ti fotografa e tu, nella felicità dei “verdi”, stai facendo i 56. Peraltro le infilate dei “rossi” a Bologna vuole dire, vista la durata, che parti, per esempio, da Porta Saffi alle 10 e arrivi a Porta Santo Stefano verso le 8 di sera.

Esista poi la famosa “infilata di sfighe”. Non si sa perchè ma nella stessa giornata, a distanza di pochi minuti, fori una gomma del motorino, ti si rompe il microonde, ti arriva a casa una multa (presa sui viali nell’infilata dei verdi), ti schiacci un dito in una porta, ti accorgi che ti hanno portato via la macchina in un lavaggio notturno e ti telefona il commercialista (che non è mai per chiederti come stai e fare due risatone). L’infilata di sfighe o contrattempi colpisce con più facilità le donne che poi le raccontano, con minuzia di particolari, nelle cene con le colleghe dell’ufficio, dove ognuna a un certo punto del racconto dice sempre la parola “Fantozzi”. La stessa cosa succede per le infilate positive, sia chiaro. Ci sono giornate in cui va tutto dritto, ti entra un lavoro, poi un altro, ti arriva una bella notizia, c’è il sole, ti chiama il commercialista che ti deve dare lui dei soldi per un errore che ha fatto lui e ti telefona una che ti è sempre piaciuta. Ma sono casi rari. Più facili le infilate di sfighe. Così da potersene poi lamentare.

C’è qualcuno seduto a un quadro comandi, a questo punto è chiaro. Che si diverte anche molto. Per esempio tutte le volte che devi andare a cena dal tal amico ti viene la febbre. L’altro ovviamente non ci crede, ma è vero. Anche perchè sarebbe assurdo inventarsi per otto volte che hai la febbre, solo un pazzo lo farebbe. Si vede che quell’amico ti fa venire la febbre. Ma le casualità (non casuali) sono spesso incredibili. Come quando ti fermi col motorino a telefonare, perchè mentre vai non si può ed è pericoloso (eppure ci sono migliaia di cellulari infilati fra il casco e un orecchio che dopo un po’ è radioattivo), e in quel punto arriva uno che deve parcheggiare o entrare con la macchina. Proprio lì. Non più in là. Lì. Sempre e puntualmente. Anche se ti fermi con la macchina, in una zona deserta, davanti a un cancello dismesso, dove vedi che nessuno è passato forse da anni. Arriva il camion che deve entrare lì. “Bip bip!” Senti. E lì, sguardo al cielo, parte il moccolo. Altro esempio misterioso: sei alla coda di una cassa, o in banca, o al supermercato e quando è il tuo turno, dopo un’ora, ti giri e vedi che dietro non c’è più nessuno. Oppure al ristorante: ti alzi per andare in bagno: è occupato. Nelle successive dieci volte che vai al ristorante succede la stessa cosa: occupato dieci volte. Ma allora non è possibile. Allora c’è qualcuno che si diverte. Piacerebbe conoscerlo.

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