Per colpa di un fumatore
si può perdere un aereo

area-fumatori-largeUn consiglio. Cercate, se possibile, di non fare mai viaggi con un fumatore. Il fumatore ha una sola cosa da fare nella vita al di sopra di qualsiasi altra: fumare. Il resto, viaggi, appuntamenti, orari, check-in, sono in secondo piano. E quindi mentre gli altri sono in fibrillazione per il viaggio, a casa, prima di partire per l’aeroporto, lui sta già fumando e quando le valigie sono state caricate in taxi bisogna aspettare un attimo che lui, in piedi lì fuori, finisca quella che definisce “l’ultima” (seh, bonanòt”). Siete in ritardo e bisognerebbe partire subito? Niente. Bisogna finire la paglia. Mentre è in taxi il fumatore è nervosissimo perchè quei venti minuti che lo separano dall’aeroporto sono apocalittici. In via Triumvirato, sta in silenzio e se parla risponde male. Sbuffa se c’è un semaforo rosso. Poi si arriva, si scaricano i bagagli (ripetiamo, c’è già un certo ritardo) e lì bisogna fare un altro stop, sul marciapiede. Il fumatore fuma, in mezzo ai bagagli ammassati anche di altri come lui, che si raggruppano attorno ai grandi totem da venerare con rito sacro, i portaceneroni messi lì fuori apposta. Completata anche questa tappa della via crucis, c’è la fila al check-in. E qui siamo nei guai perchè può durare anche molto. Il fumatore suda. Sa che non può lasciare il bagaglio agli altri perchè quando si arriva al banco deve essere pronto coi documenti. A volte cerca di negoziare proponendo di dare i documenti all’amico, ma la proposta viene sdegnosamente respinta (“No, te t’stè què a sufrìr, con nuèter”). Il tempo che il fumatore impiega fra il momento in cui la signorina del banco dice: “Ecco le carte d’imbarco, uscita 16” e lui che pronuncia la frase: “Adesso io vado fuori a fumare” è 1 secondo e 12 centesimi”. Il gruppo è bloccato dal fatto che il fumatore non ci pensa lontanamente di andare ai controlli e passare dall’altra parte agli imbarchi. Sa che là sarebbe prigioniero di un mondo senza uscite. Quindi sta “di qua” fino all’ultimo momento e si assiste a scene in cui c’è un gruppo di persone agitate con i bagagli a mano posati in terra, al centro del salone, e sullo sfondo di là dalle porte, sul marciapiede, c’è il fumatore (o i fumatori) che va avanti e indietro e sta consumando quella potrebbe essere l’ultima sigaretta del condannato. Lo dice tutte le volte: “Dai va là, l’ultima”. Visto che gli altri si seccano di questo andare e venire da fuori la situazione si fa tesissima. “Voi andate, io vi raggiungo”, dice apparentemente tranquillo, ma intanto l’altoparlante annuncia che stanno imbarcando. Succede spesso che gli altri lo mandano a far delle pugnette, lo lasciano al suo destino e vanno a fare la fila per i controlli. Ci sono liti che cambiano l’atmosfera allegra e spensierata della vacanza, mogli e mariti che si lasciano, tutto per il fumo. Al fumatore non frega niente di fare un giro per i negozi del duty-free, vuol solo andare in quello in cui acquista otto stecche di qualcosa, perchè costano meno. Ma quella circostanza accade nel caso qualcuno sia riuscito a convincerlo a passare i controlli. Qualcuno è stato visto anche al metal-detector passare senza suonare ma chiedendo all’agente di pubblica sicirezza: “Hai una pagliozza?”. Insomma lo possiamo affermare senza tema di smentita: per un ultima sigaretta, sul filo dei minuti, un fumatore può tranquillamente perdere un aereo.

Nell’attesa dell imbarco, o meglio, mentre la fila si sta già imbarcando, il fumatore dice: “vado un secondo solo in bagno” dove va a ciucciare nel biberon delle nuove sigarette Iqos, convinto che si possa e che nessuno se ne accorgerà. Due ciucciotti e via. Poi si parte. E quando si arriva? Dopo un viaggio in cui la sofferenza è stata epocale, dopo il controllo passaporti e la dogana, i fumatori si buttano fuori. Ma in quel paese non si può fumare neanche sul marciapiede. E viene arrestato. Vacanza in fumo.

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