Per la maturità collegati con la stazione ricevente della nonna

Psicodrammi quotidiani. Uno si è dileguato con l’uscita dell’Italia. E’ come se fossero finiti i Mondiali (che invece continuano). I giorni in cui le donne guardano il calcio e vanno a far la spesa dicendo col fruttivendolo che secondo loro era meglio il 4-4-2. I giorni in cui chi non ha mai visto una partita in vita sua ha parlato coi colleghi di ripartenze e di attaccare gli spazi. I giorni in cui la gente ha fatto finta di essere patriottica mentre qualche saggio nonno della piazza confessava: “A me dl’Italia am frega un caaaz, chi vagn’ a lavurèr”. I giorni in cui signore insospettabili parlavano del fatto che Darmian non stava abbastanza “alto”, mentre i mariti le guardavano come si guarda un Ufo. Tutto finito. Chiuso. “I tecnici della domenica”, categoria che racchiude quelli che guardano il calcio solo per i Mondiali, rispunteranno fra quattro anni e per quattro anni diranno: “Che palle sto calcio!”. Intanto svanisce anche l’incubo delle manifestazioni estive, legate ai quarti, agli ottavi, alle programmazioni da cambiare, al fatto che siccome c’era l’Italia non c’era nessuno, alibi fantastico quando uno spettacolo è brutto. “Ah bè sai, per forza, c’era l’Italia…” e uno si tranquillizza. L’altro psicodramma è quello della maturità. Centinaia di famiglie bolognesi danno la maturità. Ma non i figli(i figli è normale) bensì i babbi, le mamme, le nonne, gli zii. Mamme che studiano di notte le possibilità del quizzone, babbi che provano a capire quanti crediti ha la figlia e non ci capiscono una mazza, nonne che ripassano Kierkegaard con la nipote e non sanno chi è ma fanno finta di conoscerlo benissimo. Zii che provano a mettere una parolina al fratello di un collega dell’ufficio che si è scoperto sarà il professore in commissione e che si dice sia cattivo come una bestia. Poi i consigli di guerra che intere famiglie fanno per decidere l’alimentazione corretta dei ragazzi. Una volta si andava a bidoni di caffè e basta (e i genitori se ne sbattevano). Adesso si concerta la dieta, quanti caffè si possono assumere al giorno, che tipo di bevande in genere fa bene per chi studia (mentre i figli continuano a ruttare bellamente con la Coca), quante volte è meglio che i ragazzi guardino la tv, che uso devono fare delle merendine eccetera. Parenti psicologhi coinvolti, nutrizionisti allertati, si arriva ad eccessi tipo che “mia figlia voglio che sia davanti a scuola alle 5 del mattino, così respira già il clima dell’esame”, o “mio figlio ha mangiato solo carboidrati per questi quindici giorni, adesso è una botte ma ha più memoria”. Lontani i tempi dei fogliettini nascosti nei vocabolari. Adesso la tecnologia è avanzatissima. Tatuaggi che sono in realtà degli Ipad, orecchini con dentro un microchip collegato con un’equipe di studiosi riuniti dal padre a casa, cover di Iphone lasciate lì sul banco distrattamente ma che sono dei droni con dentro tutte le soluzioni dei problemi di matematica del mondo. Apparecchi Maico della nonna usati come ripetitori e inseriti nelle orecchie del nipote, mentre la nonna stessa comunica con una stazione ricetrasmittente che manda il segnale dal campo da basket dei Giardini Margherita perché in linea d’aria il Galvani è vicino. Ragionamenti contorti di babbi: “45 su 60, deve fare almeno 49…poi all’orale…”, senza capirci niente. Famiglie sotto scatto e sotto voto. E alla fine nei quadri si leggerà tipo: Filippo Bertozzi promosso con 62, babbo, mamma, e nonna 53. Ripetono l’anno.

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