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Perchè dopo aver rovesciato il vino
ci si tocca subito un orecchio?

Cena, o festa, tutte che starnazzano, che bevono e che lanciano impercettibili sputacchi sui piatti degli altri (cosa classica a cui nessuno fa mai caso, per fortuna). A un certo punto si rovescia una bottiglia sulla tovaglia. Non c’è disappunto, non c’è apprensione per il tavolo. Al contrario. Tutti ridono e fanno: “Aleeee! Dai che porta bene!”. Poi tutti o quasi tutti vanno ad intingere il ditino nel vino versato e portano lo stesso dito a toccare il retro delle orecchie. Come un battesimo apocrifo. Porta bene. A tutti, meno ovviamente che al tavolo del 500, al quale porta male, essendo la chiazza di vino letale per la sua sopravvivenza nei secoli. Ma perché quel gesto? E’ uno dei tanti gesti scaramantici che si fanno per allontanare la sfortuna, in testa ai quali c’è quello storico e classico dell’attraversamento del gatto nero, con gli uomini che vanno a darsi l’immediata toccata nel punto focale, in aplomb non tipicamente da Cambridge. Il gesto del ditino dietro all’orecchio però è molto particolare perché sembra di essere alla presentazione di un nuovo profumo di Hermes. Tutti contenti toccano e se lo “applicano” sotto il lobo, dicendo “A me piace molto”. La padrona di casa, se qualcuno si scusa per il rovesciamento del vino, pronuncia la classica frase: “no, no non preoccuparti, ci mancherebbe, figurati”. E va a fare incetta di Scottex e altri tamponi ad hoc, smoccolando dentro di se. Quel gesto del ditino in realtà nasce in origine con lo champagne, ma adesso è esteso anche al vino mentre i “cabarettisti”, di cui sono piene le cene, lo fanno anche con l’acqua fra risatone generali. Se poi il tappo dello champagne colpisce la spalla di qualcuno questi presto si sposerà (lo comunica l’esperto in superstizioni). “Soccia ti sposi!”. Dove, al giorno d’oggi, incontri quasi sempre la risposta: “Seh bonanòt, sono al terzo giro. Speràn bàn ed no!”. Se colpisce la spalla di una donna invece la donna fa subito due conti. Ormai le superstizioni sono un po’ in disuso, anche se quella per cui se si accendono tre sigarette con lo stesso accendino o con lo stesso fiammifero il più giovane dei tre muore, viene vanificata dal fatto che il più giovane dice: “Frega cazzi, da domani passo alle Iqos”. Diceva un nonno: “Il 17 i han sàmpar det che non ci si sposa sennò l’è una dsgràzia. Soccia l’era vàira!”. I modi di dire non sbagliano mai.

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