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Perchè le donne in ufficio
hanno sempre così caldo?

CaldoIl problema è grosso. Ed è scattato in questi ultimi con l’arrivo del bel tempo. Gli uffici. Quelli dove la percentuale femminile è del 70 per cento. Sole, temperature alte e le impiegate d’incanto arrivano al lavoro vestite con vestiti leggerissimi, toppini, canottierine, sandalini, in pratica da Bagno Oreste, esagerando magari un filino. A un certo punto parte, durante le ore di lavoro, la frase “che caldo!”. Ma non una volta. Più volte. “Che caldo, che caldo, che caldo, che caldo, che caldo”, praticamente di seguito. L’impiegato uomo è difficile che si lamenti del caldo. Lo può dire una volta, preceduto da un soccia. “Soccia che caldo”, poi basta. La donna invece, evidentemente, ha più caldo. E infatti dice: “Che caldo, che caldo, che caldo, che caldo….”. Non ci addentriamo nella diversa morfologia, nel diverso metabolismo o nell’esigenza epidermica dei due sessi, queste sono cose per specialisti, ma è assodato che la donna ha più caldo. E soprattutto lo dice più spesso. Il trenta per cento degli impiegati uomini, allora, si guarda. Uno fa: “Te hai così caldo?”. E l’altro risponde quasi sempre: “Mocchè”, ma rimane un dialogo sussurrato, fra di loro, fra salamandre che non hanno caldo. La litanìa del “che caldo” dura all’infinito, finchè un collega, stremato, accende l’aria condizionata. Il rapporto con l’aria condizionata da parte dell’elemento femminile è notoriamente aspro. In macchina, infatti, quando l’uomo la accende, la donna la spegne quasi subito e smanetta nei pomelli senza mai chiedere pareri. Anche in camera, di notte, in quelle notti caldissime, c’è una battaglia durissima sull’aria condizionata. E in ufficio accade la stessa cosa: “Si può spegnere l’aria per favore?”, fa una. “A me arriva proprio qui”, e indica un punto del collo. “A me arriva sulle spalle…”, fa un’altra (per forza, sono nude). Gli uomini spengono l’aria. E dopo un quarto d’ora riattacca il lamento, come quello delle cicale: “Che caldo che caldo che caldo che caldo…”. Abbiamo una testimonianza che in un ufficio di una società, il capo è entrato nel salone e ha detto, con aria mesta, umile e rassegnata: “Cosa dobbiamo fare? Diteci cosa dobbiamo fare”. Ma la domanda è caduta nel vuoto. Nessuno ha risposto. Perché non c’è risposta. Il problema è che è caldo e basta. Non c’è soluzione. E’ caldo per tutti. C’è semplicemente chi lo dice molto. Tutto lì.

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