“Proprio di lei avevo bisogno…” e intanto ti brucia la casa

rsz_incendio“Oooooo proprio di lei ho bisogno…”. Attenzione. Dietro a questa frase si cela un dramma, ricco di annessi, connessi e conseguenze. Spieghiamo. Quando si fa un mestiere che dà una visibilità, una certa popolarità, una riconoscibilità (come nel caso del soprascritto, dico soprascritto perché la firma non è sotto, ma lassù in alto), può succedere che la cosa ti possa far piacere, ma ha anche un rovescio della medaglia, a volte crudele e doloroso. Sei per strada, stai camminando in una direzione. I casi sono due: o non hai particolari urgenze e hai tempo, oppure sei in ritardo, affannato, sul filo dei minuti per un appuntamento, un qualcosa da finire, un obbligo, un impegno pressante. Ed ecco che incroci una persona, un passante che potrebbe essere uno qualsiasi, che potrebbe anche ignorarti, magari pur riconoscendoti lo stesso. No. Non funziona così. Funziona che se sei tranquillo, non hai impegni pressanti, nessuno ti dirà niente e nessuno ti fermerà. Se invece sei già in affanno, in ritardo, col cuore in gola perché sei in debito di minuti e di secondi con qualcosa…ecco che la persona che incroci, apre un sorriso a duemila denti, ti indica col dito e trionfante fa: “Oooooooo…proprio di lei ho bisogno!”. E ti ferma. Solo in quel caso lì. Mai nell’altro. Sempre e solo in quello. E allora lì vorresti morire, sprofondare nelle viscere della terra, sparire dal mondo e dall’universo, essere inghiottito da un buco nero e ricomparire a Honolulu. Con il “Ooooo…proprio lei cercavo…”, il bottone è praticamente in agguato. “Si ricorda? Io sono quello che dieci anni fa…ci siamo conosciuti in quel circolo…volevo chiedere, ho mio figlio che scrive delle canzoni…come si fa a farle sentire per esempio a Biagio Antonacci…”. Oppure, tanto per fare un altro esempio: “Si ricorda di me?”. Tu balbetti. Se dici di sì e lui ti chiede chi sono, sei rovinato. Se invece dici: mmm, veramente…allora te lo dice lui: “Sono il fratello di quello che aveva quell’osteria dove lei veniva negli anni 80…si ricorda? (lì per forza dici sì)…ecco, allora, noi vorremmo organizzare una giornata di beneficenza per quelli colpiti dalla sindrome di…. (e dice un nome mai sentito di una malattia stranissima tipo “Strenken”) e ci piacerebbe che fosse lei…”. Poi riesce anche ad aggiungere di solito: “Le dico subito che non ci sono soldi…”, ma questo lo si sente da trentanni e non fa più effetto. Allora succede che se tu dici: “Mi scusi, veramente, ho fretta, sto andando a un appuntamento…o mi si è incendiata la casa… o mia nonna è stata ricoverata all’ospedale…possiamo sentirci in un altro momento”, qualsiasi cosa tu dica, che corrisponde a verità intendiamoci, quella persona, automaticamente e inesorabilmente, quando parlerà di te con un altro dirà: “Eeeeh, guarda è uno stronzo…mi ha fatto una più brutta impressione… è uno che se la tira, un soggetto orribile…guarda…una delusione…”. Più meno così. Non hai scampo. O ti fermi, ascolti, ti fai fare il selfie, rispondi oppure vieni considerato una persona della peggior risma. Non hai scelta. In quei casi sei condannato a fare quello che vuole la gente. Sei di loro proprietà, e basta. Se ti brucia la casa devi lasciare che la casa bruci e ascoltare quel signore o quella signora e dire che andrai volentieri alla serata per la sindrome di Cazmel, naturalmente gratis. In quel caso: “Eeee, guarda…carinissimo, una persona speciale, proprio uno che non se la tira, uno alla mano…”. E intanto i pompieri stanno spegnendo gli ultimi focolai di incendio e ti urlano: “Però poteva arrivare prima che così ci apriva almeno le cantine e il garage…lei ha la casa che brucia e sta in giro a far la bella vita?”. Ecco. Ecco perché uno, a volte, quando ha molta fretta, gira a testa bassa o fa finta di telefonare.

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