Quando arriva “il professore” o “L’architetto” tutti ci cascano

“E` arrivato l’architetto? Quando viene l’architetto? Chiediamolo all’architetto”. Bologna e` speciale nel far scattare il famoso fenomeno della qualifica gonfiata. In tutti o quasi i bar, nei gruppi di amici che si trovano, c’e’ l’uso del soprannome. Che spesso coincide con la professione. Ecco che il tal dei tali e` per tutti, dopo un po`, “l’architetto”. Lo si chiama cosi` fisso e questo pazienza. Il bello e` che quando uno deve ristrutturare una casa cosa fa? Chiama subito “l’architetto”. Il quale viene e si cala nei panni dell’architetto perche` ormai ci crede anche lui. In realta` e` uno che ha studiato da geometra e non si e` neanche diplomato. Succede che l’architetto non ne sa mezza di niente e, se qualcuno non lo ferma prima, fa un danno inenarrabile che dopo poi diventa automaticamente “l’architetto di sti du…”. Questo della professione sfalsata e gonfiata e` un fenomeno diffusissimo. Nei bar c’e` sempre “il professore”. Che tutti trattano con deferenza e rispetto finche` un giorno a qualcuno viene il dubbio che in realta` il professore sia un emerito cretino e gli chiede: “Ma te poi di cosa sei professore?”. Risposta: “D’un caaz”. Il che fa crollare tutta la struttura (anche perche` gli si stava per chiedere se poteva dare ripetizioni di latino al figlio). Un altro esempio classico e` “il filosofo”. Tutti sono in soggezione perche` quando uno e` un filosofo bisogna stare bassi. Ogni frase che pronuncia viene memorizzata e magari messa su Facebook per fare bella figura. Ma molto spesso poi si scopre che il soggetto e` un insegnante di filosofia e che ha fatto un paio di supplenze al liceo e ha comprato un libretto di citazioni a un euro su una bancarella a Budrio. Ma per tutti e` “il filosofo”. Quando gli amici del bar poi imparano l’inghippo il commento e`: “Aie` un bel caz ed differanza”. Le qualifiche creano danni tremendi a livello psicologico.

Ho conosciuto uno che lo chiamavano “il dottore” ma non si era ben capito che dottore fosse, ma certo e` che la volta che uno si era sentito male a una cena aveva detto: “E` il classico colpo di freddo, non ti preoccupare, adesso ti passa”. E siccome al tizio era passato tutti hanno pensato che il dottore ne sapesse a pacchi. Dottore di qua, dottore di la`, ormai per tutti era il dottore. Quindi dava consigli per il vaccino dell’influenza, su medicinali da prendere in caso di stitichezza, su esami da fare, su problemi gastrointestinali. Un giorno vado al Sant’Orsola a trovare un amico e lo incrocio in un corridoio che spingeva una barella. “Ciao”, “Ciao”. Non ha mica detto niente ma io sono tornato al bar con la notizia che il dottore in realta` era un infermiere. Il dramma e` scoppiato quando Paolone ha detto: “Soccia, ma ha operato mia zia tre mesi fa”. E tutti: “Ma come, lui? Il dottore?”. “Ohiban, il dottore. Ecco perche`…”. “Perche` cosa?”. “E` gniccata”. Dove “gniccata” in gergo da bar significa passata a miglior vita. Non sappiamo se sia stata colpa del dottore o se il dottore ha poi raccontato una zecca monumentale, fatto sta che bisogna stare molto attenti. Occhio. Occhio al “maestro” che in realta` e’ un bidello, occhio al “direttore” che e` un’impiegato, occhio al “giornalista” che invece e` uno che scrive i comunicati della gara di bocce sulla bacheca del bar, occhio al “pittore” che e` in realta` un imbianchino, occhio al “poeta” che e` uno che una volta ha detto forte “essere o non essere”, occhio al “bomber” che e` uno che e` sempre stato tristo (che puzza) e che una volta fece un gol perche` gli prese contro un pallone mentre era girato. E occhio al “sindaco” che e` uno che attacca dei bottoni di politica che si va via storti. Occhio insomma. E chiedete almeno i documenti, nel caso.

 

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