Quando è caldo c’è la mania del “bello fresco”

Fra un “soccia che caldo!” e l’altro, di quelli che non sono ancora andati via o sono appena tornati, ci sono due motivi che diventano ricorrenti, quasi dei tormentoni estivi, peggio di “Mueve la colita” che torna su tutti gli anni come un friggione pesante. Uno è stabilire se oggi è più o meno caldo meno caldo di ieri. Un problema che attanaglia migliaia di persone, alla mattina, nei centri commerciali e nei bar ancora aperti. Il concetto fondamentale, l’enigma da sciogliere sembra quello, al di là di quanto o meno faccia caldo. “Ieri si stava un po’ meglio”. “Oggi è tremendo, ma ieri era peggio”. “Ieri un po’ d’aria tirava, ma oggi…”.E poi si va sulla previsione futura: “Domani han detto che viene più fresco”, “Domani dice che è ancora peggio”. Qualcuno a quel punto buttà là la classica frase da informato: “Han detto che a fine settimana viene brutto e si rinfresca un po’”. Oppure: “Hano detto che sabato e domenica il caldo è da bollino rosso!”. Quindi si va sull’ieri e sul domani, dando per scontata la lamentela dell’oggi, e cioè del quotidiano. Il fatto se ieri era più o meno caldo di oggi, fa nascere discussioni che possono essere anche molto lunghe specie se il tema viene imbastito dal gruppo dipensionati stagnante all’interno del centro commerciale (con aria condizionata), attorno alle panchine. Qualcuno se contraddetto si incazza anche: “No! Ti dico che era più calco ieri! Sta mo a vàddar…te tì propri un imbezèl”. Si incrinano amicizie antichissime, anche se trattasi di amicizie modello “casa di riposo”, quindi con l’optional del livorino in agguato, che dopo non ci si parla più per dei mesi.

Il secondo tormentone dell’estate è la frase “bello fresco”. Si cerca di dare questo connotato a cose, cibi, ambienti, per rassicurare o per rassicurarci. Attenzione però, che l’equivoco è dietro l‘angolo. Esempio: Un tortellino alla panna non è sicuramente da annoverarsri nella casella del “bello fresco”, specialmente quando ci sono 32 gradi. Invece un bello spaghetto pomodoro e basilico viene definito “bello fresco” e non si sa perché, se è vero che ha la stessa temperatura, arriva in tavola caldo bollente, dove il pomodore, quando è rovente, è rovente in maniera devastante. Palati che si scottano tragicamente quindi, ma “è bello fresco”, quindi siamo a posto. Il “bello fresco” insomma è al limite anche se, è ovvio, che la pasta fredda, l’insalata col tonno, la galantina, il roastbeef, la tagliata di tonno sono piatti freddi e quindi vanno per forza definiti “belli freschi”. Se però io ordino una tagliata di tonno in inverno, non dirò mai che è bella fresca, anche se è la stessa medesima che mangio d’estate. Il “bello fresco” è anche una battuta a volte. Uno che ordina d’estate una trippa, o un cotechino, o un tortellino in brodo o un friggione sentirà il commento puntuale degli amici: “Soccia, una cosa bella fresca eh?”. E qualcun altro: “Complimenti. Robina estiva eh?”. Una delle ultime mode è l’insalata con dentro la frutta, o l’insalata di frutta abbinata alla mozzarella o alla burrata e lì siamo nel trionfo assoluto del “bello fresco”. Bisogna però stare attenti che col belllo fresco vengono confuse le cose pesanti e meno. Nel senso che se uno ordina, per esempio, la burrata con i pomodori e un’ insalata di ovuli, dopo sta “bello fresco” di notte, quando, vista la pesantezza delle cose che ha mangiato, si sveglia in un lago di sudore ruttando come un facchino del porto di Amsterdam. Con l’aggiunta dell’eventuale aria condizionata che gli arriva nel coppino bagnato, provocando febbroni invernali e raffreddori spaziali. In montagna è diverso. Si sta “al fresco”, termine più appropriato di quello affibbiato ai cibi. E poi, in montagna, anche se mangi la polenta coi funghi nessuno dirà mai che è roba invernale. Se la mangi alla Bolognina, in agosto, invece sì. E taca mò a sudèr.

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