Quando “Gambero” tira giù il testone al bar

“Gamberooo, tira zà cal tstàn!”. Dove Gambero è Gamberini, uno dei tanti cognomi che vengono contratti al bar, in questo caso specifico quando il suddetto Gambero appunto, copre, agli altri seduti dietro, la visuale del televisore col “testone”, detta anche comunemente mazzocca, e allora viene usato il termine con le tre consonanti che sanno pronunciare solo pochi eletti. “Tst”, Tstàn, testone. In tutti i bar c’è un Gambero (o anche in tutte le squadre di calcio o di calcetto o in tutti i circoli Arci o parrocchie). Si calcola che i Gamberi a Bologna siano più di duecento. E non verranno mai pù chiamati Gamberini se non nella sala d’aspetto di un medico o quando tocca a loro per qualche esame del sangue o roba di genere ospedaliero. I cognomi diventano spesso anche soprannomi o alle volte c’è il curioso fenomeno che una cosa o una città diventano un cognome-soprannome. Al bar se c’è uno di Mantova per esempio diventa Mantovani o ancor più semplicemente se c’è uno di Gallipoli diventa Gallipoli. “Ou, a che ora arriva Gallipoli che facciamo un tre-sette?”. O nella versione successiva molto più sinteticamente il Gallo. Se c’è uno un po’ litigioso lo chiamano subito Cattabriga e gli altri che non sanno che è un rompimaroni credono che si chiami proprio Cattabriga di cognome. Al bar, Stanzani diventa Stanza, Zanasi diventa Zanna, Ghedini diventa Ghedo, Zucchini diventa Zucca, Macchiavelli diventa Macchia, Nanni rimane Nanni perchè è troppo corto ed è imbreviabile, Degli Esposti diventa Degli che è abbastanza brutto, Vaccari diventa Vacca (delle volte anche al femminile con il La davanti), Borsari diventa Bursa (specialmente se è uno peso e attacca dei bottoni), Lambertini diventa Lambro. Uno che giocava bene a calcio fino agli anni 90 diventava per tutti Pelè (“Ou Pelè, sposta ben la macchina!”). Se uno giocava in difesa diventava Bechenbauer e di conseguenza Beken. Molto diffuso anche il gioco di girare i cognomi al femminile. Bartolini per esempio è quasi sempre la Bartola (“Aspettiamo la Bartola poi andiamo allo stadio”). Oppure Bertocchi è inevitabilmente la Bertocca, o Suppini la Suppa, o Gambini che la Gamba. Io stesso sono diventato spesso la Comasca. Certi cognomi, sempre nei piccoli miracoli che avvengono al bar, vengono poi storpiati. Come Casadio, che può trasformarsi in Vacondìo, Bergamini in Bergamozzi, Romagnoli in Romagnozzi, Bortolotti in Pistolotti, o Pistombrilli, che non vuol dire niente ma il suono è bello. Il campo dei soprannomi veri e propri poi è sterminato. Il soprannome viene quasi sempre dalle attività. “ Hai chiamato Tubi?”, si dice se hai un problema di rubinetti perchè l’idraulico è per tutti Tubi. “Hai più visto Tacabanda?”, dove Tacabanda è uno che ha detto che da giovane suonava in un orchestra (ma nessuno ha comunque mai verificato). Poi dipende molto dai periodi. Se c’è cattivo tempo uno per due o tre volte fa una previsione per il weekend viene chiamato Bernacca, dal vecchio metereologo di Rai 1. E se piove mentre lui aveva detto che sarebbe stato bello diventa subito: “ E te Bernacca devi andare a far delle gran pugnette”. I soprannomi sono legatissimi all’attualità. Adesso per esempio se uno si azzarda ad andare in America quando torna ed entra al bar è subito: “Ou, ai è Tacopina…”. Ma poi all’invito di tirare fuori “la pilla” per una tavolo di tresette ovviamente il suddetto si eclissa. E dice che eventualmente poi torna con Saputo.

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